Recensione su Z, l'orgia del potere

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La Grecia dei colonnelli / 29 Febbraio 2016 in Z, l'orgia del potere

Z è uno di quei pochi film di denuncia capaci di far montare nello spettatore un’indignazione a tratti insostenibile.
La pellicola è del 1969: da due anni i colonnelli hanno preso il potere in Grecia, con una dittatura liberticida.
Il film non nomina mai lo Stato ellenico, ma il riferimento è palese: la prima parte è ispirata all’assassinio del deputato socialista greco Lambrakis (1963), mentre il finale fa riferimento all’avvento del regime militare nella nazione che fu culla della democrazia.
La pellicola ha un’intensità incredibile, grazie ad un montaggio serratissimo (che vinse l’oscar) e ad una sceneggiatura (tratta dal romanzo omonimo di Vasilikos) che non sbaglia un colpo. Due ore impeccabili, che non stancano minimamente, grazie ad un ritmo insolito per l’epoca, più simile a quello dei film contemporanei.
Tra gli attori emerge Jean-Louis Trintignant con la sua pacata ma efficace interpretazione di un giudice istruttore dalle sembianze pasoliniane.
Un’opera grandiosa nella sua capacità di sviscerare le insidie dei regimi autoritari, ma anche molto amara nel mostrare l’ineluttabilità della lotta nei loro confronti, in assenza di una vasta e unanime denuncia da parte dei cittadini e della comunità internazionale.
Alcuni di quei movimenti che agevolarono l’avvento della dittatura dei colonnelli in Grecia facevano probabilmente comodo agli Stati Uniti del periodo della Guerra fredda, visto che contrastavano il comunismo e l’antimilitarismo.
Nel conferire a Z l’oscar per il miglior film straniero (in ogni caso meritatissimo), Hollywood volle forse lanciare anche un segnale al proprio governo.

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