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Recensione su A Beautiful Day: You Were Never Really Here

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Ombre e dolori / 13 aprile 2018 in A Beautiful Day: You Were Never Really Here

Il nuovo dramma suburbano di Lynne Ramsay si muove su tematiche ben precise ( infanzia negata, violenza, coercizione ), delineando, nello specifico, una psicologia complessa e articolata dei personaggi. Riverberi acuti di una sofferenza intrisa di memoria e dolore.
La Ramsay, appunto, si muove in un labirinto di redenzione e rimorso, dove la regressione alla ferinità è quasi un istinto di sopravvivenza, che ti lacera, però, nel profondo.
La regista scozzese, tramite il suo caratterista principale ( un Joaquin Phoenix in un perenne stato di grazia ), non lascia orme del suo passaggio, come se la cinepresa si limitasse solo a sfumarlo. Eppure, vi è una gran cura per i particolari, che graffiano la superficie astratta dello sguardo, non levigandone gli irti tratti.
Vi sono indubbiamente forti richiami a lavori come Drive o Leon, ma con minori ( anzi assenti ) iridescenze pop da parte del primo ( a dispetto di un formalismo più cupo ), e differenti elementi comportamentali con il personaggio del secondo, che non sublimano o caratterizzano la pellicola quanto l’insita capacità di identificarne e sfrondarne le afflizioni.

2 commenti

  1. Stefania / 13 aprile 2018

    Da tempo, aspetto questo film con grande curiosità: dovrebbe uscire in sala ai primi di maggio!

    • inchiostro nero / 13 aprile 2018

      Ho letto che l’adattamento internazionale del titolo sarà diverso ( A beautiful day ). Comunque, credo che ti piacerà molto 🙂

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