Recensione su You don't know Jack - Il dottor morte

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12 agosto 2011

Una storia controversa, spinosa, di cocente attualità (si veda il recente caso Englaro) che vede protagonista un medico in pensione, deciso a diventare il paladino dell’eutanasia in uno stato puritano come il Michigan. Tra questioni di etica e bioetica, stratagemmi tecnici usati per non incorrere in pesanti accuse (il suicidio assistito non è giuridicamente paragonabile all’omicidio) e testimonianze dirette, Barry Levinson (“Rain Man”, “Sleepers”) racconta la storia di un uomo che si è immolato per la sua causa, oscillando tra il concetto di pietas e la sacralità del giuramento di Ippocrate.
Sicuramente è una pellicola da dibattito, che solleverà più di qualche questione (molti dei malati terminali presi in considerazione sono fisicamente in grado di suicidarsi da sè, senza il bisogno di assistenza medica, anche se ciò che si vuol far passare è la legalità di un medico in quelle fasi decisive) e che andrebbe vista e conforntata con altre pellicole imperniate su temi simili (“Lo scafandro e la farfalla” e “Mare dentro”).
Ciò che determina la buona riuscita del film (è un film-tv) è la magistrale interpretazione di Pacino, che per questo ruolo ha ottenuto un Emmy e un Globe. Splendido come sempre, non perde lo smalto dei vecchi tempi e conferisce una dimensione molto personale al “dottor morte”.

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