Recensione su Hero

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Zhang Yimou passione Blockbuster / 19 Gennaio 2018 in Hero

Senza Nome è un maestro nell’arte della spada che si presenta al re di Qin dopo aver ucciso i suoi nemici giurati, Cielo, Neve che Vola e Spada Spezzata. Il re allora ascolta il suo racconto riguardo l’accaduto, e qui la storia si sviluppa attraverso filtri, racconti, manipolazioni, bugie e differenti versioni.
Il tentativo di riproporre l’intreccio attraverso molteplici punti di vista, mescolato a leggende e tradizioni della cultura popolare cinese, è un tentativo che ho molto apprezzato; mi ha ricordato Rashomon di Akira Kurosawa, pur essendo privo del valore simbolico e della riflessione antropologica del film del regista giapponese. Tuttavia Hero non è esente da difetti, a partire dallo slow-motion che forse è quello maggiore, usato e abusato, senza il quale il film sarebbe durato almeno 20 minuti in meno e che appesantisce non di poco la narrazione. Non funziona nemmeno questo sapore epico così “occidentale” veramente troppo vicino ai “300” e ad altri film di genere.
Non penso tuttavia che Zhang Yimou volesse fare una propaganda del regime totalitario, anche perché nella sua filmografia precedente compaiono film come “Lanterne Rosse” che è una vera e propria denuncia di sistema. Diciamo che nel tentativo di avvicinare il cinema cinese all’epico-blockbuster occidentale, ha alzato un po’ troppo l’asticella confezionando un film non esente da difetti e sicuramente non memorabile, ma tuttavia interessante e piacevole.

6 commenti

  1. inchiostro nero / 19 Gennaio 2018

    La poetica di base di Hero è parte dello slow-motion che lo caratterizza. Anzi, senza di esso, non potrebbe nemmeno esistere, in quanto sintomatico del suo paradigma. Ad esempio, lo scontro tra spada spezzata e senza nome, è poesia in movimento, che nulla ha a che fare con un vezzo blockbusteriano, sebbene ricalchi ormai un genere abusato. In essa ( e in altre scene ) vi è il pensiero scisso in immagine ed attesa, che non può essere scansionato, o riprodotto, sotto la mera forma della narrazione, o della generica realtà.

  2. Alicia / 19 Gennaio 2018

    Posso capire che sotto l’ottica del regista, tutto abbia un senso, compresa la scelta di una determinata tecnica cinematografica, mentre dal punto di vista dello spettatore l’utilizzo di slow-motion così frequente in maniera quasi esasperante, diventa manierismo fine a sé stesso, perlomeno per come l’ho recepito io.
    Però devo ammettere che nella mia opinione influisce molto il mio gusto personale, non mi piace lo slow-motion in generale, forse anche perché come dici tu, nel blockbuster ormai è una tecnica a dir poco abusata.

  3. inchiostro nero / 19 Gennaio 2018

    @alicia: innegabilmente sono gusti, però non credo ( ma è solo un mio parere ) che quello di Yimou sia solo virtuosismo. Adoro la pellicola, e ogni volta scorgo impercettibili sfumature proprio nella natura degli scontri ( più che altro mentali ) che la distinguono.

  4. Alicia / 20 Gennaio 2018

    Aggiungo che il genere affrontato non lo conosco molto bene, ripeto dal punto di vista di chi è estraneo a questo linguaggio il film appare abbastanza manierista, tuttavia credo che appena avrò tempo lo riguarderò per analizzarlo sotto l’ottica che mi proponi tu, dopotutto molti film hanno bisogno di una seconda visione…

    • inchiostro nero / 20 Gennaio 2018

      Nuove prospettive aiutano, ma dato che le tue recensioni sono sempre particolareggiate e ricche di attenzioni, credo che forse sia proprio il genere ( o almeno gli espedienti normalmente usati ) a non colpirti. Comunque una seconda visione te la consiglio! 🙂

  5. Alicia / 21 Gennaio 2018

    Figurati, anzi, fa sempre piacere riesaminare un film sotto una prospettiva diversa, grazie mille per gli spunti!!!

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