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Ruota attorno a un coniglio / 17 agosto 2015 in Pazza idea

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dany è un tenero marchettaro a Creta, con sguardo assai puccio, vestiti improbabili (menzione d’onore per le svariate paia di calzini osceni sfoggiati nell’arco del film) e un coniglietto nella borsa. Parte e va a Atene, a dare al fratello Odisseas recente la notizia della morte di mamma. Hanno 15 e 17 anni (il secondo ne dimostra 30 di più), figli di madre albanese anche se nati in terra greca, e partono alla ricerca del padre. Ricapitolando, albanesi, omosessuali e il padre è diventato un leader della destra xenofoba che tanto à la mode è oggi in Grecia; quando si possono distrarre un attimo dal pagare interessi, picchiano immigrati e gay. Un po’ come quelle battute sul nano nigga ebreo ecc, loro le hanno tutte… Insomma, il piano è andare alla ricerca del padre, ma passando prima da una checca amica di mamma che può indirizzarli, farsi riconoscere ottenendo soldi + nazionalità greca e far vincere a Odi un talent greco presentando una canzone di Patty Pravo – agreed, un piano un po’ del ca**o, l’ho pensato anch’io, ma sono giovani ed entusiasti e disperati, per cui ci sta. La tesi è che serva un sogno da inseguire. Perché loro amano alla follia Patty Pravo: la madre, mentre si autodistruggeva d’alcol dopo esser stata sedotta e abbandonata, li ha cresciuti a Patty Pravo e Carrà, e loro sanno pure tutte le coreografie. Il percorso, road movie di crescita disordinata alla ricerca del doppio sogno, è costellato di esplosioni di amore e fraterno odio dei due: Dany è fuori come un balcone e fa idiozie a ripetizione, con l’altro che cerca di metterci una pezza. Senonché anche il secondo è piccolo-solo-spaventato, e senza Dani sarebbe rimasto a fare panini ad Atene. Lo sguardo di Dani, protagonista più di quello del fratello, è queer e ingenuo, lui carbura a dolci e il suo coniglio è illusione, come tante altre cose, di cui ha bisogno per continuare a credere, e crescere.
Sul finale, epifania, con comparsa di Patty Pravo, e mi immagino il suo manager ricevere una telefonata: DRIN! “Salve, sono uno sconosciuto regista greco e vorrei fare un film dove due albanesi greci amano Patty Pravo, e lei alla fine compare”
“Sì, e io sono la regina di Saba” Clic.
DRIN! “No ma guardi che dico sul serio!”
“Vabbè vabbè, pagatele un soggiorno di tre giorni su una qualche isoletta a caso e poi ne riparliamo”.
La particolarità, di questo film greco, è che, a differenza degli altri recenti film greci figli della crisi e con tematica in fondo sociale, e di cui mi vien paura solo a parlarne tante sono le cose terribili che vi avvengono, è che punta all’happy ending, anche se spesso i nostri due per nulla eroi sembrano destinati al fallimento; ma ci credono, hanno il sogno (di cui all’inizio) e ci picchiano, si picchiano, e ballano, e cantano, sopra.

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