Recensione su Wyatt Earp

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Da vedere insieme a Tombstone / 9 maggio 2015 in Wyatt Earp

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Monumentale (dura tre ore e un quarto), malinconica, accurata e fallimentare biografia di Wyatt Earp (1848-1929), il più celebre sceriffo del Selvaggio West, vissuto ottant’anni senza essere sfiorato da una pallottola.
Quando la giovane moglie incinta muore di tifo, Wyatt (Kevin Costner) diventa un balordo ed un ubriacone. Il padre avvocato (Gene Hackman) lo tira fuori di galera e lo caccia di casa. Giunto nel West, Wyatt diventa prima cacciatore di bisonti e poi sceriffo di Dodge City (Kansas), insieme all’amico Bat Masterson (Tom Sizemore), un altro sceriffo destinato alla leggenda.
Wyatt inizia a farsi la fama di duro, e finisce per mettersi con Mattie Baylock (Mare Winningham), una drogata di laudano che morirà prematuramente.
In seguito, insieme a Virgil (Michael Madsen) e Morgan (Linden Ashby), due dei suoi quattro fratelli, si trasferisce a Tombstone (Arizona) per rifarsi una vita. Là ritrova una vecchia conoscenza, Doc Holliday (Dennis Quaid), un giocatore d’azzardo rovinato dall’alcol e dalla tubercolosi, con una cattiva reputazione ed un pessimo carattere, ma che si dimostrerà il suo amico più valido e fedele.
A Tombstone gli Earp e Doc dovranno vedersela con la banda dei fratelli Clanton, fuorilegge, ladri di bestiame ed assassini. Le tensioni sfoceranno il 26 ottobre 1881 nella sparatoria all’OK Corral, il più celebre scontro a fuoco degli annali del West. I banditi superstiti si vendicheranno storpiando Virgil e uccidendo Morgan. Wyatt e Doc salderanno allora il conto sgominando l’intera banda, tra cui i famigerati Curly Bill Brocius e Johnny Ringo.
Dopodiché Wyatt sposerà l’attrice ebrea Josephine Marcus e vivrà una vecchiaia felice al suo fianco.

Una storia bella e corposa da raccontare c’era. La realizzazione non ha badato a spese. Il cast è da kolossal (ci sono anche Bill Pullman, Isabella Rossellini, Jeff Fahey, Adam Baldwin, Jim Caviezel e Mark Harmon). E la regia è di Lawrence Kasdan, sceneggiatore de I Predatori dell’Arca Perduta e regista che ha lanciato la carriera di Costner proprio con un western, il bellissimo SIlverado (1985).
Tuttavia l’impressione generale è quella di un’occasione sprecata. Malgrado Kasdan dietro la macchina da presa, là dove Indiana Jones e Silverado erano pieni di ritmo ed ironia, Wyatt Earp è lento, triste e senza nerbo.
Non che il film sia brutto: è bello come un bel documentario di History Channel, che ci informa sulla vita di una persona, ma non è bello come dovrebbe essere un bel western, che commuove, entusiasma e fa fare il tifo per i buoni.
Il film, semplicemente, non coinvolge. Colpa non tanto della durata, quanto della smania di protagonismo di Costner: la trama è costantemente focalizzata su Wyatt e i personaggi secondari, soprattutto i cattivi, restano sullo sfondo, appena abbozzati. E, senza cattivi interessanti, anche il conflitto, motore di ogni avventura, ne risente. Specie in questo caso, dove Costner, che dovrebbe reggere sulle sue spalle tutto il film, come eroe è ai minimi storici: è sempre ingrugnato e non cambia mai espressione. Meglio, ma molto meglio, Dennis Quaid, che per entrare nella parte dimagrì di trenta chili, rischiando l’anoressia.
Ma l’errore veramente imperdonabile è che, dalla visone generale del film, Wyatt viene dipinto come un depresso guidato dal fato, più che come un eroe deciso a fare giustizia. All’origne della legenda c’è una tragedia privata, il resto è puro destino in un west privo sia dell’eroismo romantico di un John Ford, sia della violenza spettacolare ed epica di un Sam Peckinpah o di un Sergio Leone.
Ma, se davvero gli autori avevano quest’immagine di Wyatt, vien da chiedersi perché ne abbiano raccontato la storia, per di più in tre interminabili ore.

Kevin Costner iniziò ad accarezzare il progetto insieme a Kevin Jarre, sceneggiatore premio oscar per Glory – Uomini di Gloria, il quale però voleva realizzare un film più corale. I due presero presto strade diverse. La sceneggiatura di Jarre divenne il bellissimo Tombstone, di Geroge Pan Cosmatos con Krt Russel e Val Kilmer. Costner, all’epoca re di Hollywood grazie ai fasti di Balla Coi Lupi e Robin Hood, usò tutta la sua influenza per convincere gli studios a boicottare Il film di Cosmatos. Ciononostante, Tombstone, uscito nel dicembre del ’93, costò 25 milioni di dollari e ne incassò 56.
Wyatt Earp uscì nella primavera del ’94, costò 63 milioni e ne incassò 25, diventando, insieme a Waterworld, uno dei fiaschi che stroncarono la sua carriera, a dimostrazione che non tutti i peccati restano impuniti in questa vita’.

(scritto di mia proprietà, presente anche altrove)

1 commento

  1. paolodelventosoest / 11 maggio 2015

    Lento, triste e senza nerbo, concordo, e aggiungo pure pacchianissimo.

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