Recensione su Ralph Spaccatutto

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16 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’ultimo lavoro della Pixar, preceduto al cinema da un corto di cui ha forse senso parlare altrove, equivale a un simpaticissimo orgasmo visivo per nerd e bambini di tutto il mondo.
Ralph è il cattivo di un videogioco di quelli vecchi, quelle delle sale giochi coi gettoni, che io nemmeno ci sono mai stato, io andavo in un centro commerciale brutto dove ce n’era uno solo, e non ci giocavo mai perché tanto perdevo e cazzo, già ero tirchio allora. Ma non importa.
Il cattivo si contrappone per forza al buono del videogioco, Felix agggiustatutto. L’ipotesi qui però è che, una volta spente le luci della sala giochi, la vita dei personaggi di tutti i giochi continui, tipo come per esempio se fai il caso che abbiano finito il loro turno di lavoro. Ecco, dopo il turno Ralph è depresso, perché lui mica si sente cattivo, e guarda con invidia malinconica tutti che festeggiano l’eroe Felix, e lo medagliano, e lo tortano (nell’evidente senso di “gli consegnano una torta”). I personaggi possono uscire dai videogiochi, tramite un posto che è tipo una metropolitana, dove si incontrano tutti. Ralph va prima a una spassosissima seduta psicologica per cattivi depressi tenuta dal fantasma di Pac-man, con Mr. Bison (ci sono un sacco di personaggi di Street Fighter, tipo Ken e Ryuk al bar a bere) et al. Poi decide che vuole anche lui una medaglia: va a cercarla prima in una specie di sparatutto contro degli insettoidi. E poi in un mondo glassoso e candito e diabetico, di corse di automobili. Qui trova una bambina con difficoltà di sintonizzazione, e l’aiuta a vincere tutto, e alla fine tutti vincono tutto (Felix si innamora della tettona dello sparatutto, e si auspica che, fuori dall’inquadratura perché è comunque un film con target prevalentemente infantile, gliel’appoggi di brutto U_U); la storia, pur nella varietà degli ambienti/videogame attraversati, è un percorso di crescita, classico ma per certi versi poco convenzionale, si tratta di accettare la propria “funzione” di cattivo, un po’ tipo Shreck, di Ralph e poi anche della bimba-pilota, Vanellope, alla scoperta di se stessi, delle decisioni e di quel che si è fratto vuole essere. La stazione centrale dove tutti possono incontrare tutti è un melting pot degno delle peggio, o meglio, metropoli, e fa molto società moderna, con emarginati, vincenti, polizia, ecc.
Fatico ad immaginare quanto si siano divertiti i nerdoni della pixar a innervare di videogame vecchi la struttura narrativa, aggiungendo così un ulteriore livello al quale il film può essere fruito (c’è pure Q-bert, caduto in disgrazia, povero *_*! Tenero *_*!) e, frankly, più ne conosci più godi come un riccio.

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