La ruota delle meraviglie

/ 20176.6103 voti
La ruota delle meraviglie

Coney Island, anni '50. La vita di Ginny e di suo marito Humpty viene rivoluzionata dal ritorno a casa di Carolina, la figlia di Humpty in fuga dal marito gangster.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Wonder Wheel
Attori principali: Kate WinsletJuno TempleJustin TimberlakeJames BelushiMax CasellaGeneva Carr, David Krumholtz, Tony Sirico, Steve Schirripa, Bobby Slayton, Gregory Dann, Bobby Slayton, John Doumanian, Robert C. Kirk, Maddie Corman, Debi Mazar, Tom Guiry, Ed Jewett, Jenna Stern, John Mainieri, Michael Zegarski, Jack Gore, Tommy Nohilly, Danielle Ferland, Jacob Berger, Michael Striano, Candice A. Buenrostro, Matthew Maher, Amelie McKendry, Frankie Petrosino, Brittini Schreiber, Jillian Shields, Marie Smalley
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura/Autore: Woody Allen
Costumi: Suzy Benzinger
Produttore: Letty Aronson, Edward Walson, Adam B. Stern, Erika Aronson, Ron Chez, Mark Attanasio
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 101 minuti

Poetico… / 28 Novembre 2018 in La ruota delle meraviglie

Premetto che non sono un grande amante di Woody Allen, anche se sino rimasto sbalordito da alcuni suoi capolavori… eppure neanche questo film, sebbene sia poetico e sognatore, riesce ad essere un gioiello.
Brilla, sì, con la romantica letezza della ruota di aconey island, il mare, le luci del tramonto, e personaggi eccentrici, con le loro manie e nevrosi.
È la classica ricetta di Woody, ma ci piace.
Peccato che non credo lasci un gran segno, come per esempio ha fatto per me ‘Midnight In Paris’. Bello ma non eccellente.
Bravissima la Winslet, un po’ più scialbo invece Timberlake, mentre Belushi che sguazza in un personaggio fatto su misura per lui!
Dai, un film sulla sufficienza.
Ma poteva ambire a qualcosa di più.

Leggi tutto

Un ottimo lavoro. / 27 Agosto 2018 in La ruota delle meraviglie

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Eccitante, sorprendente, pieno di colpi di scena, storia incalzante e mai noiosa, finale mozzafiato… Questi gli attributi del film idealmente perfetto. Ebbene, quello che molti credono un vecchietto rimbambito, sorprende ancora per la sua capacità di andare controcorrente, scardinando i canoni senza deludere. Il vecchio Woody ha portato sul grande schermo una storia. Né più, né meno.
Personaggi statici, provenienti da un passato dinamico. È questo che dovrebbe cogliere chi osserva: il vissuto e le scelte di ognuno dei protagonisti, li hanno condotti fino al punto della loro vita da cui parte il film.
Chi si è impegnato a smettere di bere per ritrovare l’armonia familiare, chi ha rinunciato ai propri sogni, chi scappa da un matrimonio difficile, chi ha imparato ad esprimersi appiccando incendi, chi si trova lì per caso.

Nessun colpo di scena, ma semplice, drammatico quotidiano. Le debolezze umane, gli eventi spiacevoli, i momenti di tensione, il vacillare della forza di volontà, sono temi fondamentali del film.
La staticità dei personaggi impone loro, malgrado gli intenti di migliorare, di restare inermi al flusso burrascoso e travolgente degli eventi.

Da non sottovalutare la magia dei colori, indubbi co-protagonisti.
Gli allegri suoni del Luna Park e il crepitio della gente in Coney Island si stagliano magistralmente in antitesi col dramma quotidiano della famiglia Rannell, portando lo spettatore quasi a rifiutare il clima di palpabili allegria e leggerezza del posto.

Indiscutibilmente di rilievo su tutti la Winslet, nulla togliendo ad un cast di per sé interessante.

Un film che vale assolutamente la pena di vedere, senza se e senza ma.

Leggi tutto

La commovente bravura di Allen / 30 Aprile 2018 in La ruota delle meraviglie

Se ripenso alla prova della Winslet in questo film non posso che rimarcare un fatto già noto: la premiazione agli Academy è la fiera dell’ipocrisia, non candidarla agli Oscar è stata una follia. Certo ora chi lavora con Woody Allen è un ammorbato, perchè il gotha di quegli illuminati hanno il governo sulla Morale (fino al prossimo Weinstein, chiaro). E voi direte uh che palle la solfa sull’ipocrisia hollywoodiana; e avete ragione, la smetto. Ma badate bene di non lasciarvi fregare, non fate lo sbaglio di perdervi questo capolavoro di performance perchè ritenete Woody un vecchio bavoso, o perchè siete rimasti fermi ai bei tempi di Manhattan e Annie Hall. Questo film è stupendo perchè brilla di una prova definitiva, di quelle da togliere il fiato, di una attrice che sì, è sempre stata brava ma non aveva mai raggiunto questo livello. Ed è stupendo perchè l’estro cromatico di Vittorio Storaro qui compie una magia. A chi lo dava per morto o per spento o per sbiadito o per un regista che ha smarrito sè stesso, questa è una risposta da lasciare commossi. Sì, trovo la bravura del vecchietto Allen commovente e voglio rivedere questo film migliaia di volte. (no, ok, questo no, era per enfatizzare)

Leggi tutto

Biancaneve a Coney Island, sotto la Ruota delle Meraviglie / 17 Aprile 2018 in La ruota delle meraviglie

Ammetto che, quale estimatrice del periodo di Woody Allen post-Match Point, che salvo qualche eccezione (To Rome With Love faceva schifo lo so), ha regalato film che mi sono piaciuti veramente tanto e degni di essere accostati al periodo d’oro della sua produzione.
Allen, come sappiamo, tende molto a ripetersi, molte delle figure, e dei personaggi che rappresenta, sono caratteri fissi, che di volta in volta si sviluppano diversamente. La Ruota delle Meraviglie non è un eccezione in questo.
Ginny, è un’ ex attrice, ex alcolista, finita a fare la cameriera, sposata a un uomo che seppur fondamentalmente buono, è rozzo e non lo ama. Ha un figlio che ha un bisogno compulsivo di accendere fuochi, e un amante più giovane. Insomma un’altra donna tendente al Bovaryismo, senza avere però abbastanza slancio da sognatrice.
La Ruota in sottofondo, e Coney Island, ossia l’ambientazione, possono considerarsi un personaggio a sè, come Parigi per Midnight in Paris o New York per Manhattan o Io e Annie. E su questo sfondo si muovono i personaggi allo stesso ritmo della ruota panoramica.
Premetto che non si tratta di un film perfetto, anzi mi dà l’idea di un abito di grande confezione, ma con qualche filo fuori posto. Al maestro sarebbe bastata qualche rifinitura in più per renderlo ancora più valido. Tuttavia mi è piaciuto molto, sarà che quando vedo una fotografia che mi piace, io vado in brodo di giuggiole e non capisco più nulla (altrimenti non avrei rivisto più volte (“Era mio padre”). Il perno centrale della storia è Ginny, come lo era Jasmine in Blue Jasmine. Le due donne hanno molto in comune, sono entrambe quarantenni, narcisiste, profondamente antipatiche e sull’orlo del crollo nervoso. Anche nella scrittura, nonostante Jasmine e Ginny abbiano un background completamente differente, si somigliano molto, nel modo di esprimersi e di affrontare le varie circostanze. Quello che cambia è sono le due attrici, che non è cosa da poco. Laddove Jasmine era slanciata, ieratica, quasi aristocratica, Ginny è invece formosa, più scomposta, più limpida nelle intenzioni. Jasmine era una Ceneretola che ha fatto il percorso inverso, Ginny invece è vicina alla matrigna di Biancaneve (infatti lo stesso Allen è un dichiarato appassionato della fiaba più volte).
La storia infatti si mette in moto con il ritorno della figliastra di Ginny, Carolina. Biondina tutta burro, modi gentili, e occhi chiari, che ama anche la matrigna che invece la detesta per via del fatto, come nella fiaba, è una donna più giovane, più bella, più libera, con tutte le opportunità ancora in mano. Ricalca in parte la dicotomia tra Mary e Tracy in Manhattan, nella caratterizzazione, ma senza quel valore ideale che dava l’autore alle due figura femminili. Insomma una fiaba cruda e amara, che si sviluppa sotto questa idea cardine, ma che lascia lo spazio ad altri personaggi molto interessanti.
Jim Belushi, nel ruolo del marito di Ginny, mi è piaciuto molto, forse anche per via dello straordinario doppiaggio di Pannofino. Onore alla profonditò che ha dato Allen a quello che è un uomo di tutti i giorni, attaccato allo stadio e alla pesca, col vizio della bottiglia e la facile schiassata.
Piccola pecca ahimè, Justin Timberlake non mi ha convinto, lui è un attore buono per In Time forse, al massimo per the Social Network, ma non certo per fare il “sognatore ” tipico del film alleniano. Era anche scritto abbastanza bene, si capisce che non ama le grandi donne, ama solo le grandi storie, o al massimo i grandi drammi. Altrimenti non ne provocherebbe uno. Solo che ha troppo quell’aria da “disney” misto “pop di bassa qualità” per risultare credibile in un fim Jazz anni 50.
E’ lui, innamorandosi di Caroline, che innesca l’invidia matrigna di cui parlavo prima, ha la funzione dello “Specchio ” di Biancaneve, potremmo dire, ma come interprete ripeto, si poteva trovare molto di meglio.
Anche il bambino, personaggio più piccolo ha una grande importanza morale e filosofica, ed è forse alter-ego morale di Allen (rosso di capelli e teppistello… mi ricorda qualcosa…). Il bambino soffre, e quindi da fuoco alle cose. Come la presenza del nichilismo attanagliante, del fascino della distruzione della materia, e anche come miccia che innesca molte vicende legate alla trama.

Insomma questo film mi è piaciuto molto, mi ha conquistata, non mi ha mai annoiata. Se non lo avesse scritto e diretto Woody Allen probabilmente molti lo avrebbero elogiato come tra i migliori film dell’anno. Ma purtroppo lo ha fatto lui, e da lui sappiamo cosa aspettarci, e ci delude quando si ripete. Senza contare gli ultimi scandali in cui è coinvolto, sui quali non mi esprimo perché sto giudicando solo l’artista e non la persona in questo momento. Per me, come dicevo sarà anche ripetitivo, ma trova anche il modo di rinnovarsi, non so come. E non mi ha deluso nemmeno questa volta.

Leggi tutto

La Solita Giostra / 5 Gennaio 2018 in La ruota delle meraviglie

La regola della maniglia secondo Allen e la sua irriverente giostra con discesa sul trenino degli inciuci, una simpatica carambola di tragedie no-stop non fosse anche l’ennesimo giro al sapor Match Point.