Recensione su Womb

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8 aprile 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

TRAMA: Rebecca e Thomas sono due bambini inseparabili, ma si perdono di vista quando lei si trasferisce a Tokyo.
Anni dopo si ritrovano, ma il loro amore ha vita breve: Thomas muore in un tragico incidente. Incapace di affrontare la perdita Rebecca decide di farsi impiantare nell’utero il clone dell’amato, da partorire e crescere come un figlio.
Mano a mano che il bambino cresce Rebecca deve affrontare la complessità dei sentimenti che prova per qualcuno che è suo figlio ma anche l’uomo che ama.

Womb è un film strano. Non ho molte altre parole per descriverlo, oltre che probabilmente è il film di fantascienza più a basso costo della storia.
Dico da subito che è girato in stile minimalista, e che io non ho una gran passione per questo stile: ci sono molte, lunghe scene prive di dialogo, dove a sono le immagini, l’espressione degli attori a mostrare trama e messaggi… ma per quanto gli attori siano indubbiamente bravi, e le immagini molto evocative e ben costruite, non è il mio modo preferito di ricevere una storia.
Ci sono scene slegate dalla trama, probabilmente simboliche, che ammetto di non aver capito e che per me hanno spezzato il ritmo del film.
I dialoghi sono essenziali, senza fronzoli (ma non molto spontanei) e in linea con l’atmosfera: fredda, pochi colori, bei paesaggi e una grande sensazione di isolamente (raramente ci sono più di tre personaggi insieme), e il curioso effetto di vedere qualcosa di molto intimo con un occhio incredibilmente distaccato.

Ho avuto l’impressione di guardare un film girato apposta per far sentire lo spettatore a disagio, non fargli pensare “Ma che bel film”, scegliendo di raccontare non un mondo o una storia, ma un rapporto complesso e discutibile lasciando che mondo e storia emergano di conseguenza, ma per quanto l’intento sia interessante a mio avviso non è riuscito al 100%: molte tematiche interessanti sono appena abbozzate, come la mancanza di regolamentazione nella clonazione umana, la discriminazione verso i cloni, la possibilità che i cloni abbiano ricordi della precedente vita… e mai affrontate del tutto, perchè Rebecca preferisce scappare ed isolarsi ancora di più.
Quello che il film affronta sono le conseguenze del morboso attaccamento di Rebecca a Tommy1, e al suo rifiuto di elaborare il lutto. Tutto si manifesta nel rapporto con Tommy2: la latente tensione sessuale è presente da subito, e considerando che Tommy2 è un bambino le scene che coinvolgono madre e figlio sono molto inquientanti da guardare. Si vede la lotta interiore per un amore sì cambiato, ma che sotto sotto è rimasto lo stesso.
La dualità dei sentimenti raggiunge il massimo quando Tommy2 raggiunge l’età del padre/originale al momento della morte. L’attrazione tra madre e figlio diventa sempre più evidente e mentre Rebecca cerca di reprimere la gelosia nei confronti della fidanzata del figlio, Thomas è sempre più confuso per la nascita di sentimenti che non capisce e che, per lui, sono raccapriccianti.

Il tema sull’identità dei cloni è uno dei temi più presenti, ma il film ha il pregio di non voler fare la lezioncina a nessuno: Rebecca è stata egoista, ha compiuto un’azione immorale? Sì. Ma è grazie alla sua scelta di allevare il suo primo amore piuttosto che andare avanti che Tommy2 è vivo, e che sia la stessa persona o una nuova con lo stesso d.n.a., è comunque qualcuno che è vivo grazie a lei.

Ottime le interpretazioni: grandissima Eva Green, misurata ma incredibilmente intensa, capace di dominare la scena senza dire niente e bravissimo Matt Smith, che riesce a rendere i due Thomas così diversi eppure così simili. Lo vedi, che sono la stessa persona… e anche che non sono la stessa persona.
Menzione d’onore ai bambini, capaci di rendere inquietante ogni loro scena (non facevano niente eppure non riuscivo a non avere l’impressione di guardare qualcosa che non avrei dovuto guardare).

Insomma, un film strano. In alcuni punti ho trovato frustrante lo stile minimalista, soprattutto all’inizio sembra respingere ogni immedesimazione, ogni contatto emotivo tra spettatore e personaggio, e alla fine c’è pure il finale aperto.
Un film che più che essermi piaciuto mi ha fatto piacere averlo visto. Ma che credo si debba sapere a cosa si va incontro, prima di guardarlo.

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