Recensione su Un gelido inverno

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Non è un paese per giovani / 14 maggio 2011 in Un gelido inverno

Non conosco il romanzo di Woodrell da cui è tratto, ma il punto di forza di questo film è indubbiamente l’ambientazione nelle Ozark Mountains, regione suddivisa soprattutto fra Missouri ed Arkansas dove sono stati girati gli esterni delle riprese.
La desolazione dei paesaggi (che pure nella realtà attirano turismo con le loro foreste e parchi nazionali) è qui accentuata dalla rappresentazione dei suoi abitanti, un’umanità misera, malata, arroccata in cadenti fattorie di legno o in squallide roulottes circondate da accessori arrugginiti, e dedita all’alcoolismo, allo spaccio e al consumo di droghe, dove i rapporti umani sono improntati alla prepotenza e vissuti all’interno di famiglie o clan utili solo ai fini della sopravvivenza nell’ambito di una comunità dai costumi quasi tribali.

E’ su questo sfondo che si svolge la storia della ragazzina protagonista, una dura storia di formazione che invero ne ricalca altre, già viste soprattutto attraverso lo sguardo del cinema USA indipendente, cui appartiene a pieno titolo questo “Un gelido inverno”, tanto da essere stato inevitabilmente premiato al Sundance Festival.
E questo non solo per la vicenda rigorosamente extraurbana, quanto per il montaggio e le tecniche di ripresa con lunghe sequenze in tempo reale, volti scavati, pance piene di birra, abiti sdruciti, sguardi quasi animaleschi e a volte crudeli, espressione della terra che li ha generati, silenzi spezzati da brevi dialoghi essenziali di personaggi solitari ma uniti nella rassegnazione per l’assoluta assenza di alternative.

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