Recensione su Mosse vincenti

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8 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’è Paul Giamatti, aka Mike, nel ruolo dell’avvocato mezzo fallito e con la caldaia che fa clangclang. Assiste gli anziani, si prende in carico un vecchio sulla strada della demenza e lo mette in casa di riposo. Per la pecunia. Ma questo fa sì che compaia il nipote del vecchio, Kyle, che scappa dalla madre robbo-tossica, e ha palese necessità di figure genitoriali. Mike tiene bella famigghia, ed è anche allenatore di una squadretta high school di lotta libera. E questa è la cosa più incredibile, oltre al fatto che nel film vadano a comprare degli spaghetti Barilla al supermercato, che io non li comprerei mai ma vederlo in un film fa sempre piacere. E cioè che esista un mondo dove la lotta libera conta, e tutte le scuole hanno una squadra, seeee, dormi e sogna. No vabbè, magari c’è, ma visto da qui è strambo. Fatto sta che fatto non sto, Kyle ha una invidiabile testa platinata ed è un campione di lotta libera, per cui la squadretta di Mike + Kyle = spaccano. Ricompare la madre di K, K non vuole andare con lei, ma K scopre che Mike si fotte i soldi del nonno. Cinema americano indipendente della seconda possibilità, dello sport minore un po’ ridicolo (‘sti soldi di cacio aderentemente costumati che si rotolano nel cerchio… mah, no eh, respect!), che quello è campione-soldo di cacio, delle cittadine grosse mica tanto.
Nel finale Mike, che aveva preso in casa K dandogli una seconda possibilità, si pente di aver fottuto i soldi al nonno (tra l’altro l’ho già visto, quel nonno), e ottiene a sua volta da K una seconda seconda possibilità (ma visto che non sono potenze non si moltiplic.. uhm, no, boh). Per cui si vede lui che adesso, per campare, lavora da avvocato sfigato, finisce e alla sera va a fare il barista. Che come morale finale non so :/ non è che mi convinca del tutto, sono salvi i principi ma che vita è?

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