Recensione su Che fai, rubi?

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23 marzo 2014

Primo film da regista di Woody Allen, se così si può dire, dopo l’esordio come sceneggiatore e attore in Ciao Pussycat.
Di regia in effetti forse non si può nemmeno parlare dato che il comico newyorkese si limita a prendere un film di spionaggio giapponese (un b-movie che forse sarebbe piaciuto a Tarantino) e a ridoppiarlo comicamente, aggiungendo qua e là qualche breve scena-intermezzo (queste sì da lui girate, ma che son poca cosa nell’economia del film).
Probabilmente non é stato Woody Allen a inventare il doppiaggio comico-demenziale, ma di certo é stato il primo ad avere il coraggio (quando ancora non era celebre come lo é ora) a proporre un esperimento di questo tipo per un intero lungometraggio. Un genere oggi inflazionato ma per lo più in versione sketch da youtube.
La pellicola riscosse un buon successo (insperato e, in parte, ingiustificato) di un pubblico probabilmente affascinato dall’esotico (inusuale per il cinema americano dell’epoca), che ne premiò l’originalità.
Qualche battuta esilarante (ma nulla di particolarmente entusiasmante) e un’idea comica di fondo originale, in perfetto stile Woody (la ricetta dell’insalata di uova come mezzo per controllare il mondo). Ma nulla di più.
Un film che comunque va visto, soprattutto per gli aficionados alleniani, e va visto fino in fondo: il finale, infatti, è il vero colpo di genio di un regista che da quel momento spiccherà il volo fino ai vertici della commedia made in U.S.A.

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