Recensione su Ciao Pussycat

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30 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Allora, dev’esser successo così. Ci stava un giorno annoiato questo giovane sceneggiatore, molto spiritoso e molto jewish, con il cazzo molto duro. E allora gli è venuto in mente di scrivere questa commedia slapstick-erotic-funny-chic. Lo sceneggiatore si chiamava Woody Allen, che si è pure ritagliato una particina da non protagonista sfigato, il film è del 1965 ed è il primo film in cui appare da attore. C’è un cast a prova di bomba, c’è Peter O’Toole che chiama tutte pussycat (dovrei provare anch’io) e tutte gli cascano ai piedi, e Peter Sellers con la parrucca a fare lo psicosessuologo arrapato, e la Principessa Sissy che vorrebbe redimere il primo Peter e così via. Il vortice si accentua nel finale, in cui tutti convergono in un unico albergo, quelli con i corridoi lunghi e tante stanze da cui entrare e uscire a precipizio, e desiderano e pulsano e ruotano e impazzano.
“Una trovata su due fa cilecca, ma l’altra scintilla. ” (lo dice l’evergreen Morandini. Che io non apprezzo, perché ha il vizio di raccontare tutto il film prima che tu lo abbia visto. E che cazzo lo guardo a fare così, scusa? Però, come in questa frase, non si può dire sia privo del dono della sintesi).

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