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Recensione su What We Do in the Shadows

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La vita segreta dei vampiri / 15 dicembre 2015 in What We Do in the Shadows

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sette stelline e mezza)

Come vive davvero un vampiro?
Ecco la domanda a cui intende rispondere questo spassoso mockumentary neozelandese presentato al Sundance 2014 che racconta la curiosa convivenza di alcuni vampiri in una villetta anacronistica e fatiscente nella città di Wellington.

L’idea è stuzzicante e la resa è assolutamente divertente, surreale, nerissima.
Ciascun vampiro ha peculiarità e carattere differenti da quello dei suoi simili ed è estremamente buffo vedere come ognuno di loro reagisce agli eventi o racconta taluni episodi.
A condividere casa, uscite serali e pasti ci sono: Jemaine Clement (“quello” di Flight of the Conchords, qui anche co-regista) che interpreta Vladislav, il tipico vampiro dell’Est Europa, molto “maschio”, baffuto e nerboruto, benché sia stato vampirizzato appena sedicenne (“Era dura essere un ragazzo di sedici anni, ai miei tempi”); c’è Taika Waititi, uno dei due registi del film, nei panni di Viago, un vampiro dandy del ‘700, amante della cooperazione tra coinquilini; c’è Johnny Brugh, ovvero Deacon, la scheggia impazzita ed egocentrica a cui piace lavorare la maglia; in cantina c’è Ben Fransham, alias Petyr, il più antico del gruppo (circa 4000 anni), copia sputata del Nosferatu cinematografico.
Intorno a loro, si muovono un po’ di servi che aspirano ad essere vampirizzati, neo-vampiri che non si trovano a proprio agio nelle loro nuove vesti, licantropi, zombi, programmatori informatici e poliziotti un po’ storditi.

Il risultato è un compendio in salsa postmoderna di tutte le “chiacchiere” nate nei secoli intorno alla figura del non-morto, pipistrelli compresi, mescolato con un tocco che sfiora il nonsense che non azzardo a definire à la Monty Python.
La maggiore qualità del film sta nel mescolare trash e ironia (cosa accade allo stomaco di un vampiro se, invece del sangue, si nutre di patatine fritte?), con inattesi palpiti poetici (per riuscire a vedere ancora una volta l’alba, per esempio, i vampiri del film ricorrono a YouTube) e un tocco di dramma (il momento del ballo in cui Stu, il loro amico umano, rischia di diventare ciccia per vampiri ha un che di tragicamente evocativo).

Meritevole, ma troppo inusuale per ottenere una distribuzione tradizionale in Italia.

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