Recensione su Che fine ha fatto Baby Jane?

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Quando faccio la brava e rimango tranquilla di mammà son l’angel e papà mi chiama la sua pupilla ma se faccio i capricci e rispondo sgarbata per mamma sono un diavolo per papà un gran maleducata ora vorrei che qualcuno mi spiegasse perché. / 29 Ottobre 2020 in Che fine ha fatto Baby Jane?

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La ricetta per un noir volutamente forte e raccapricciante senza neanche una goccia di sangue? E’ semplice, prendete due vecchie star del cinema hollywoodiano dal carattere forte, un regista che sappia il fatto suo, il fascino degli anni’60 e dei topi da servire per colazione.
Un film che angoscia e inquieta proprio per la bravura con cui la Davis riesce a tratteggiare la pazzia e la perfidia di Jane nei confronti della sorella, sentirla cantare con quella voce ormai sgraziata dagli anni la canzoncina da bimba, imitare la sorella al telefono e vederla compiere un efferato omicidio, amplifica quel piccolo senso di aggrovigliamento che ci accompagna fino alla fine del film, dove tra un colpo di scena e una regressione infantile romantico-grandguignolesca non possiamo non apprezzare un film che ha dato vita a un nuovo genere cinematografico, il cosiddetto melodramma horror.
Lo stato di terrore, di esasperazione in cui vive Blanche da segregata in casa pervade anche lo spettatore grazie alla tensione dosata con maestria dal regista durante lo svolgimento del film.
Ansia, claustrofobia, inquietudine, sono queste le sensazioni più ricorrenti durante la visione di questo film.
Non c’è un solo tassello sbagliato nella costruzione di questo castello pauroso abitato da fantasmi che sono caricature di se stessi, in sottile equilibrio tra follia e sadismo. Non c’è nulla che non va in questo capolavoro in cui si trova davvero di tutto, tutto lo scibile emotivo e psicologico dell’essere umano(interessante notare come il regista abbia avuto il coraggio di scritturare due attrici, Bette Davis e Joan Crawford, acerrime rivali anche nella vita).
Quella tra le due è una leggendaria guerra tra due attrici (guarda caso anche nella finzione) che non si rassegnano allo scorrere del tempo, che si manifesta soprattutto nel declino fisico (specialmente per la Davis) e lottano fino alla fine per affermare la propria superiorità (artistica, umana e sociale) sull’altra in una battaglia senza esclusione di colpi.
Se a Joan Crawford, nella remissiva debolezza del suo senso di colpa vittimista, tocca subire qualunque pena dell’inferno da parte della sorella, Bette Davis, truccata in modo indecente e vestita da casalinga improvvisata, sublima lo schermo con un’interpretazione borderline, insana e puerile, corredata di aspre risatine e di sguardi taglienti come una lama in un corpo. Il finale resterà per me per sempre negli annali della storia del cinema.

p.S. recensione da me pubblicata già su altri siti.

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