Recensione su What Did Jack Do?

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Il vero amore è come una banana / 21 Gennaio 2020 in What Did Jack Do?

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel 2016, David Lynch scrive, dirige, interpreta e monta il cortometraggio What Did Jack Do?, ma poi lo mette in un cassetto e decide di pubblicarlo su Netflix nel 2020, in occasione del suo 74mo compleanno.
Nel complesso, sembra un divertissement di Lynch e poco più, ma devo dire che, nella su brevità (neppure 17 minuti), ha saputo turbarmi e farmi ridere.

Il corto è surreale, onirico e bizzarro come, in fondo, dài, ci si aspetta da Lynch. Girato in b/n, riporta alla memoria illustri precedenti lynchiani.
Il regista interpreta un investigatore amante di metafore un po’ trite alle prese con un sospettato di omicidio, la scimmia parlante Jack.
Il primate ha una bocca umana (realizzata con una tecnica che ricorda il vecchio -e per me spaventoso- Syncro-Vox usato in antidiluviani cartoni animati come l’americano Clutch Cargo) e una vocina con la s sibilante.
Con l’avanzare dell’interrogatorio, si comprende che la vicenda si svolge in un mondo in cui convivono esseri umani e animali, se non antropomorfi, perlomeno dotati di caratteristiche fisiche ed estetiche umane, come Jack, che, oltre ad avere un muso da uomo (e le labbra di Lynch, molto probabilmente), indossa un completo azzimato e canta ispirato un brano d’amore (composto da Lynch) dedicato all’affascinante Toototabon (non voglio svelare di chi si tratta, ho detto fin troppo).

Insomma, più che per lo sviluppo narrativo, il corto di Lynch si fa notare per la stramberia della situazione e dei dialoghi degna, appunto, di un sogno, ma di un sogno hard boiled, ché le atmosfere sono quelle di un noir anni Quaranta, a conti fatti (Prima di tutto quel casino, un coniglio rosso l’avevo visto solo in sogno).
Niente di trascendentale, ma, com’è come non è, mi ha fatto venire una voglia matta di vedere un nuovo (ma più articolato) inedito (lungometraggio) di Lynch.

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