2001

Le armonie di Werckmeister

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Le armonie di Werckmeister
Le armonie di Werckmeister

Un circo con due soli attrazioni - un principe e una balena - fa la sua comparsa in uno sperduto villaggio ungherese, segnato da presagi di guerra: film-manifesto contro la paura della libertà che segna la massa.
Anonimo ha scritto questa trama

Titolo Originale: Werckmeister harmóniák
Attori principali: Lars RudolphPeter FitzHanna SchygullaAlfréd JáraiGyula PauerJános Derzsi, Mihály Kormos, Putyi Horváth, Éva Almássy Albert, Péter Dobai, László feLugossy, Barna Mihók, Sandor Bese
Regia: Béla Tarr
Sceneggiatura/Autore: László Krasznahorkai
Colonna sonora: Mihály Víg
Fotografia: Miklós Gurbán, Patrick De Ranter, Erwin Lanzensberger, Gábor Medvigy, Emil Novák, Rob Tregenza
Costumi: János Breckl, Erzsébet Rácz
Produttore: Franz Goëss, Paul Saadoun, Miklós Szita, Joachim von Vietinghoff
Produzione: Ungheria
Genere: Drammatico, Drammatico, Drammatico
Durata: 145 minuti

sarò breve / 23 Aprile 2019 in Le armonie di Werckmeister

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La balena è il Capitalismo.

26 Maggio 2015 in Le armonie di Werckmeister

C’è un postino di nome János che spiega a un manipolo di ubriaconi il funzionamento del sistema solare e delle eclissi, facendoli impersonare i vari corpi celesti in una goffa danza.
C’è un dozzinale circo itinerante che arriva in città con le sue strampalate attrazioni: una enorme balena e il Principe, un personaggio deforme e misterioso (non si vedrà mai) che sobilla le folle.
C’è un’atmosfera da fine del mondo, un presagio di apocalisse (tema caro al regista ungherese), mentre si scatena la rivolta popolare che culminerà in una nuova strage degli innocenti: l’assalto all’ospedale e ai degenti che ospita.

Béla Tarr va preso così, facendosi travolgere dalla sua sublime estetica, dal suo stile così affascinante: i lunghissimi piani sequenza, il bianco e nero che si adatta così bene alle ambientazioni e all’umore della pellicola.
Quanto al contenuto, i film di Tarr sono come poesie di Rimbaud: sovrastati da un simbolismo misterioso ma illuminante, difficile da cogliere e da interpretare, ma che lascia il segno.
In quella enorme balena che arriva a sconvolgere la deprimente quotidianità di un paesino ungherese, un non-luogo sospeso in un universo dimensionale senza tempo, chiunque può vederci ciò che vuole: la grandezza di Dio (come pensa l’ottimista János, moderno Candido) o il suo castigo. Una cosa e il suo contrario.
La balena è come il monolite di Kubrick in 2001 Odissea nello spazio.

Sebbene qui Tarr probabilmente non raggiunga i livelli toccati con Sátántangó, anche queste Werckmeister Hármoniák rimangono un’esperienza intellettuale non indifferente, una sfida con cui cimentarsi per trarne una grossa soddisfazione, tutta personale.
Una sfida dura, è innegabile, ma tutto ciò che non comporta fatica è destinato a cadere nell’indifferenza.

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