Recensione su ...E ora parliamo di Kevin

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24 dicembre 2011

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho visto oggi l’angloamericano WE NEED TO TALK ABOUT KEVIN del 2011, un horror più suggerito che esplicito, horror psicologico, senza splatter e frattaglie varie, che tuttavia riesce bene nell’intento di turbare lo spettatore.
Mi ha colpito per il debordante odio puro che il figlio prova per la madre, fin dalla nascita, senza alcuna ragione plausibile. Un odio enorme espresso da sguardi e comportamenti, ma che non esplode mai in atti eclatanti, fino ai sedici anni del ragazzo: una strage premeditata con cura, incomprensibile (se non nel quadro dello “sfizio personale casuale” del ragazzo), ma ampiamente prevedibile per la storia costante di crudeltà psicologica e totale anaffettività di questo individuo, interpretato dai bellissimi occhi gelidi e taglienti di Ezra Miller.
In particolare colpisce l’odio di genere di questo personaggio, che “tortura” madre e sorella con insulti e sgarbi d’ogni tipo, mentre col padre è sempre gentile e cordiale.
Il padre infatti non si accorge di nulla, è completamente inconsapevole della malvagità fredda e astuta che si cela sotto l’involucro attraente di questo adolescente, tanto che agli occhi del padre, Kevin sembra un figlio normale, e non capisce perchè sua moglie abbia i nervi così tesi nei suoi riguardi. Un altro esempio cinematografico di uomoadulto/padre superficiale, disattento e menefreghista, dopo quello rappresentato in Il Giardino delle Vergini Suicide.
La madre invece potrebbe rappresentare il prototipo della donna-martire per la famiglia, che sopporta ogni insulto e ogni calcio in faccia continuando ad amare, e pur senza capire il motivo di tanto odio verso di lei (perchè motivo non c’è), si assume sulle spalle la colpa e la responsabilità (che non sono sue).
Il figlio-ghiacciolo è poi bravissimo a far pagare alla madre chissà quale immensa colpa da lui immaginata, ammazzando tutti e lasciando viva solo lei, affinchè soffra le pene dell’inferno e diventi il bersaglio del disprezzo di tutta la società.
Un film da vedere e da meditare,
dal mio punto di vista non tanto per il contenuto relativo all'”adolescenza problematica”, quanto per il contenuto di violenza di genere, tutto quel carico di crudeltà psicologica e fisica esercitata da uomini contro donne, che ancora oggi gran parte della società sembra tollerare come fosse normale o scontato.

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