2011

...E ora parliamo di Kevin

/ 20117.5258 voti
...E ora parliamo di Kevin
...E ora parliamo di Kevin

Eva è una donna che ha messo da parte la carriera per crescere, lontano dalla città, il suo bambino, Kevin, il quale sembra provare un piacere perverso nell'infastidire la madre, arrivando al punto di compiere atti inconcepibili.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: We Need to Talk About Kevin
Attori principali: Tilda SwintonJohn C. ReillyEzra MillerJasper NewellRock DuerAshley Gerasimovich, Siobhan Fallon Hogan, Alex Manette, Kenneth Franklin, Leslie Lyles, Paul Diomede, Michael Campbell, J. Mallory McCree, Mark Elliot Wilson, James Chen, Lauren Fox, Blake DeLong, Andy Gershenzon, Kelly Wade, Ursula Parker, Jason Shelton, Simon MacLean, Erin Darke, Annie O'Sullivan, Georgia X. Lifsher, Aaron Blakely, Polly Adams, Suzette Gunn, Joseph Melendez, Rebecca Dealy, Louie Rinaldi, Johnson Chong, Kimberley Drummond, Leland Alexander Wheeler, Daniel Farcher, Jennifer Kim, Caitlin Kinnunen, J.J. Kandel, Maryann Urbano, Jose Joaquin Perez, Tah von Allmen, Joseph Basile, Paul Marra, Jeffrey Mowery, Francesca Murdoch, Susan-Kate Heaney
Regia: Lynne Ramsay
Sceneggiatura/Autore: Rory Stewart Kinnear, Lynne Ramsay
Colonna sonora: Jonny Greenwood
Fotografia: Seamus McGarvey
Costumi: Catherine George
Produttore: Jennifer Fox, Luc Roeg, Robert Salerno, Tilda Swinton, Lynne Ramsay, Lisa Lambert, Paula Jalfon, Christopher Figg, Andrew Orr, Steven Soderbergh, Norman Merry, Christine Langan, Michael Robinson, Robert Whitehouse
Produzione: Gran Bretagna, Usa
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 113 minuti

…E ora parliamo di Kevin: scomode realtà / 6 Marzo 2015 in ...E ora parliamo di Kevin

Psicologia sottile e dolorosa che suggerisce, spesso, più che mostrare, affrontando temi delicatissimi e difficilmente trattati, in primis la messa in discussione del retaggio diffuso secondo cui una donna, in quanto tale, sia a) disposta incondizionatamente al sacrificio in nome della famiglia, b) desideri ardentemente procreare, provando gioia nell’allevare creature che, in non poche occasioni, sapranno dimostrare smaccata ingratitudine.

Ora, Kevin, specie da bambino, nei suoi inquietanti silenzi e nei suoi sguardi obliqui, sembra l’Anticristo, ma è ovvio trattarsi di “semplificazione” e stereotipo efficace ai fini narrativi, al pari del folle progetto architettato al fine di punire (perché, poi?) la madre, riducendola ad una reietta sola e dimenticata.
Ancora di più, quindi, colpisce e traumatizza vedere rappresentato il desiderio inconscio della donna di proteggerlo, nonostante tutto, nel momento di maggior abbandono del ragazzo, a prescindere dalle aberrazioni compiute.

Eccellente la Swinton, inaspettatamente bravo Ezra Miller (finora, lo avevo visto all’opera solo in Noi siamo infinito e non mi aveva affatto colpita).
Ottima colonna sonora che, con cacofonie nipponiche e brani “leggeri” contrapposti ad atmosfere pesantissime, crea une perfusione quasi tangibile tra il racconto e la sua aura.

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Una grande Tilda Swinton! / 11 Dicembre 2014 in ...E ora parliamo di Kevin

Thriller della regista scozzese Lynne Ramsay, con una grande Tilda Swinton. La regista che viene dal cinema indipendente mostra una relazione madre-figlio per niente scontata e naturale e riesce a rompere il tabù della difficoltà nel sostenere il ruolo di madre e dell’influenza a volte patologica della famiglia. Inquietante e forte, ma secondo me anche necessario!

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27 Aprile 2014 in ...E ora parliamo di Kevin

Mi ci è voluta una seconda visione del film per apprezzarlo appieno. Tilda Swinton assolutamente fantastica e Miller… inquietante.

7 Dicembre 2013 in ...E ora parliamo di Kevin

Per quel che mi riguarda, se non fosse per tutti gli spunti narrativi presenti ed ignorati e la superficialità con cui viene trattato il rapporto tra Kevin e sua madre, questo sarebbe potuto essere un gran bel film.
L’odio che questo ragazzo prova per la madre sembra avere radici nel profondo disagio che la stessa vive durante la gravidanza e successivamente durante il parto (ragion per cui mi sarebbe piaciuto che la pellicola approfondisse anche il periodo della seconda gravidanza che avrà “esiti” completamente differenti) tuttavia il modo in cui questo risentimento si evolve e le ragioni che spingeranno poi il ragazzo a fare quello che farà durante tutto il suo percorso ci rimarranno quasi o totalmente oscure; il film infatti si limiterà a disseminare indizziucci a caso per il resto della sua durata, utili solo a farci comprendere l’effettiva disfunzionalità della psiche del ragazzo (e forse di entrambi i genitori) ma senza approfondire più di tanto.
Un altra cosa che m’ha irritato non poco è il fatto che figlia 2 e padre siano personaggi quasi inutili, mi spiego: Dal momento che il regista non ha voluto approfondire il rapporto madre/figlio avrebbe quantomeno potuto caratterizzare meglio questi due personaggi ed inserirli adeguatamente nel contesto. Il loro ruolo assolutamente passivo sarebbe stato accettabile nella misura in cui i personaggi principali fossero effettivamente predominanti anziché goffamente onnipresenti.
Ciò che mi ha spinta, comunque, a dare un sette (che è più un sei virgola otto) a questo film è la straordinaria interpretazione della Swinton e di entrambi gli attori che hanno impersonato Kevin (grande e piccino) e l’eccellente rappresentazione del periodo di “disperazione e dolore” della protagonista.
A mio avviso questa pellicola eccelle nella resa delle conclusioni ma pecca in quella delle premesse, il che rende, in ultima analisi, la struttura del film poco più che mediocre.

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8 Ottobre 2013 in ...E ora parliamo di Kevin

Mi sono imbattuto nel romanzo di Lionel Shriver parecchi anni fa. Duro, crudo, a tratti disturbante. Un’opera letteraria che ha trovato nella pellicola di Lynne Ramsay la perfetta trasposizione cinematografica.
Attori bravissimi (con una Switon profondamente espressiva nel suo dolore), una sceneggiatura (rapportandola al romanzo) assolutamente riuscita e una regia immensa. Quest’ultima supportata da una magnifica fotografia, con il suo particolare utilizzo di luce e colori, e un montaggio davvero interessante nel suo alternare la dolorosa concretezza di un passato che non può essere cancellato a un presente fatto di tacita e struggente accettazione di un’infelicità che si considera meritata. Un presente che spesso scivola quasi nell’onirico e nel surreale (da antologia, per esempio, la sequenza del rientro a casa durante la notte di Halloween).
Al tutto, si aggiunge anche una colonna sonora niente male.

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