Recensione su Wandafuru raifu

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1 Dicembre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In un complesso di edifici a metà tra l’ospedale e l’ufficio statale, immersa nella nebbia, ogni lunedì mattina una nuova tornata di recentemente morti arriva. Arriva per sbrigare le pratiche, e ci sono “assistenti sociali” il cui compito è assistere queste anime. Li devono assistere per una settimana, nello scegliere un ricordo bello della loro vita (entro mercoledì), se serve anche rivedendo le vite su vhs. Deinde il ricordo scelto viene messo in scena e filmato, entro sabato. La domenica le anime guardano la proiezione del loro ricordo in una sala cinema dell’edificio e poff, scompaiono, e quel ricordo sarà il loro paradiso from now on.
Netta è la divisione in due parti; la prima è composta di interviste, in cui gli assistenti aiutano le anime, utenti del servizio, nel trovare il loro bel ricordo. Questa parte è verbosa ai limiti della pesantezza, e il fatto che fossero tutti sottotitoli non aiutava; wiki dice che gran parte di quei dialoghi fossero improvvisazioni, di attori non professionisti che andavano a braccio parlando dei fatti loro. La seconda è quella di mise en abime e metacinema spinto, dove per ogni anima si ottiene un filmato della vita e che sarà l’ultimo momento della loro presenza in quella specie di limbo burocratico e surreale in cui si trovano. Le storie delle anime di passaggio si intersecano con quelle degli assistenti, ognuno degli assistenti è un cerchio in attesa di chiudersi, anime che non hanno trovato un ricordo definitivo. Qualcuno lo troverà, altri no, e nel finale quella luna che si vedeva da una intercapedine del soffito si scopre che è un pannello, viene smontato e via. Perché tutto è vero e tutto è fittizio, come un film, e quindi si ricomincia.

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