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  • L’amore irrazionale sconfigge la programmazione della vita.

Recensione su WALL•E

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L’amore irrazionale sconfigge la programmazione della vita. / 12 novembre 2014 in WALL•E

In una realtà distopica la Terra è diventata una discarica priva di vita. L’unico rimasto è un instancabile robot di nome WALL-E. Giorno per giorno, il nostro protagonista, svolge il compito per cui è stato creato: ripulire il pianeta. Ma dopo più di settecento anni vissuti in solitudine WALL-E sembra manifestare sentimenti umani. L’improvviso arrivo d’EVE, robot femmina d’ultima generazione, lo aiuta a scoprire una nuova ragione di vita.
Una caratteristica che colpisce sin dall’inizio è l’utilizzo di un dialogo poco convenzionale (quasi assente); questo evidenzia altri elementi del film: musica, gestualità, ambientazione, luce ecc… componenti essenziali nel cinema muto. WALL-E non è il primo film d’animazione con queste caratteristiche. Nel 2003 esce “APPUNTAMENTO A BELLEVILLE”, lungometraggio d’animazione in cui il dialogo è completamente assente. In WALL-E era nato il desiderio di creare una contrapposizione del tutto innovativa, lontana dalla consuetudine. Grazie allo stesso “APPUNTAMENTO A BELLEVILLE” (film d’animazione molto apprezzato dallo stesso Andrew Stanton) il regista crea la giusta sinergia tra le vecchie musiche swing francesi e retrò anni ’70 e la fantascienza grazie soprattutto a Thomas Newman e alla collaborazione di Peter Gabriel.
Dal punto di vista ambientale, il messaggio è forte. Ci troviamo in una realtà massimamente indesiderata dove un piccolo “allocatore di rifiuti- classe terra” è rimasto sul pianeta dopo l’esodo nello spazio del genere umano. Qui sulla Terra svolge il suo incarico senza sapere di poter smettere in qualsiasi momento, con la compagnia di un semplice scarafaggio, il suo animale domestico, il solo organismo vivente capace di sopportare le condizioni creatisi sul pianeta. Da questa semplice idea gli sceneggiatori sono partiti per creare un perfetto intreccio tra passato, presente e futuro in modo tale da coinvolgere lo spettatore nonostante la mancanza di dialoghi funzionali alla vicenda. Sono i piccoli indizi delle scene iniziali a fornirci un quadro generale della situazione: la multinazionale BnL, nonostante il gran potere acquisito, non ha saputo gestire l’aumento vertiginoso del consumismo e dell’inquinamento. Di conseguenza gli essere umani hanno abbandonato il pianeta affidando a questi robot (WALL-E) il compito di ripulire la Terra.
Possiamo facilmente dividere il film in due parti. Nella prima metà conosciamo WALL-E, il suo lavoro e la sua quotidianità; nella seconda metà conosciamo EVE, lo spazio e la AXION, la crociera spaziale dove gli esseri umani si trovano in uno stato di perenne vacanza.
Come un bambino che non conosce il mondo che lo circonda, WALL-E non sa nulla della vita prima dell’esodo, di conseguenza è affascinato da oggetti, per noi comuni, ma di cui lui ignora lo specifico utilizzo; non può fare quindi a meno di collezionarli nel suo personalissimo rifugio. Al suo interno troviamo oggetti d’uso comune, ma in particolare quelli che potrebbero suscitare curiosità in un bambino. Non riusciamo a notare tutte le cose che WALL-E colleziona perché come accade in molti film, viene creata una scenografia dal vero per rendere la scena più intima e reale. Tuttavia questi oggetti ci sono e ognuno di essi ha una sua specifica storia; ad esempio la cassetta di “HELLO DOLLY” un film di Gene Kelly del 1969, basato sull’omonimo musical di Broadway. Ammirando gli attori dal vero nel suo minuscolo ipod, WALL-E cerca di imitarli e rimane colpito dal modo in cui i due protagonisti si stringono la mano. Egli recupera tutti questi particolari oggetti grazie ad un mini cassettone in spalla, ossia il comune zainetto che accompagna ogni bambino.
Dopo un piccolo assaggio della sua vita non possiamo fare a meno di immedesimarci in WALL-E perché egli non è altro che l’incarnazione stessa dell’inutilità. Cadendo nella routine ci rendiamo inevitabilmente conto che dietro le nostre futili attività deve esserci qualcos’altro. Similmente WALL-E, pur svolgendo un lavoro del tutto inutile, scopre una nuova ragione di vita che va ben oltre la sua direttiva prestabilita. Egli non è schiavo dell’auto- programmazione, le sue abitudini non lo condizionano più. La sua vita è ormai a stretto contatto con la realtà. Ritornando a casa alza gli occhi al cielo è rimane estasiato dall’universo stellato scoprendo necessariamente l’esistenza di un’entità superiore a lui: WALL-E prova sentimenti umani. Egli rappresenta anche la quinta essenza della perseveranza; nonostante tutti lo abbiano abbandonato lui persevera con forza e tenacia cercando di scoprire tutto ciò che la vita ha da offrirgli. Come una piccola piantina in una gran metropoli combatte con fermezza il sistema creato dall’uomo uscendo dalle minute crepe di un marciapiede, similmente la piantina che WALL-E trova all’interno di un vecchio scarpone, e lui stesso, rappresentano il desiderio di contrastare il tentativo degli uomini di minare tutto ciò che è organico. Da bambino a dolce animale domestico, curioso, WALL-E “annusa” ogni cosa, addirittura un semplice puntino rosso, che compare improvvisamente dal nulla, desta la sua curiosità. Quel piccolo raggio di luce corrisponde all’arrivo d’EVE.
WALL-E ed EVE sono i due estremi della robotica, entrambi, però sono un evidente riferimento ai nostri moderni beni di consumo che presentano una fisionomia. WALL-E è la fusione perfetta tra Luxo Jr. lampada della Pixar protagonista di un famosissimo cortometraggio, e un binocolo con il qual è possibile creare espressioni facciali. EVE, il sistema più costoso e innovativo della BnL, ha il volto tipico delle lavagne elettroniche, limitato nelle espressioni, ma enfatizzato dalla gestualità e dai suoni che emette: non ha una vera e propria voce umana ma presenta le medesime inflessioni, come lo stesso WALL-E.
Con l’approdo di EVE sulla Terra, WALL-E, che ha già raggiunto una nuova consapevolezza, matura scoprendo altri sentimenti umani come l’amore. Superando ogni complessità il nostro protagonista vive per l’amata ed è disposto a sacrificare tutto, anche la sua nuova vita per lei. In questa semplice storia d’amore è EVE ad imparare da WALL-E; da fredda e “robotica”, ligia al dovere comprende che la direttiva da portare a termine non è la cosa più importante della vita. Senza rendersene conto si lascia contagiare dalla stramberia e dalla curiosità di WALL-E iniziando a provare emozioni irrazionali. Queste sensazioni si concretizzano sull’AXION, l’astronave da crociera dove gli esseri umani si sono evoluti in enormi bambolotti, perdendo massa ossea. Seduti costantemente su sdraio in continuo movimento, questi enormi bebè di grasso hanno perso ogni riferimento con la realtà. Non hanno alcun contatto fisico tra loro né prendono parte ad alcun’attività sportiva. Condizionati dalla loro pigra routine hanno smesso di vivere. In maniera del tutto involontaria WALL-E, e il suo amore per EVE, aiutano l’umanità a scendere dalla sdraio per (re)imparare a camminare e vivere in tutti i sensi. In contrasto con questa speranza, AUTO, pilota automatico della nave, freddo, inespressivo e privo di sentimenti cerca di portare a termine la sua direttiva segreta (A113). Questo computer di bordo, simile per molti aspetti ai moderni Apple, è l’avanguardia estrema della programmazione. Tuttavia le sue impostazioni sono impreparate di fronte alla volontà e al coraggio di WALL-E. Il suo amore per EVE lo spinge ha sprecare tutta l’energia rimasta. L’amore trionfa sconfiggendo la programmazione della vita. Senza spoilerare oltre, ho apprezzato tantissimo il modo in cui i due innamorati dicono “TI AMO” nella scena finale.

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