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Recensione su WALL•E

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la cura / 9 marzo 2011 in WALL•E

Il film è bellissimo per il 70%, ossia dove non ci sono gli umani, bellissimo e commovente.
La panoramica sulla terra deserta e invasa dall’immondizia ha la stessa potenza dell’inizio di Blade runner, almeno come visione del futuro, la melanconia struggente, il candore , l’innocenza , l’infinita solutidine dell’ultimo abitante sulla terra riesce a comunicare una vera inquietudine sul realismo della sua condizione (solo qualche settimana fa ho visto Io sono leggenda e mi domando come si può anche soltanto aver fatto un battage pubblicitario tale attorno a un filmetto simile).
Tutta la prima parte si plasma su Charlot, non è solo la scelta del mutismo, le gag visive davvero molto ben riuscite, ma è proprio il robottino che è un novello Vagabondo e con totale purezza si innamora di un macchinario/donna angelicato.
Molte sequenze sono di un lirismo perfetto, tra tutte: il ritorno alla prima infanzia per bisogno di protezione (il ritorno alle origini), un meccanismo molto umano: Wall e che si culla prima di dormire, una cosa stupenda; la danza liberatrice, gioiosa, vitale di Eve quando la lasciano sulla terra (gà qui si capisce che è un robot speciale, con una scintilla di umanità); la danza a due nello spazio quando finalmente si ritrovano, felicità, armonia, bellezza, condivisione.
IL messaggio del film è fortemente ecologista, ma il suo vero senso è la cura, non c’è nulla di più bello di Wall e che si prende cura di Eve ormai dormiente e spenta, una cura che non ha un ritorno immediato, una cura gratuita e mossa dall’amore, senza aspettarsi corrispettivi (e scoprendo questo lei comincia ad amarlo), una cura che per traslato dovremmo estendere al pianeta che abitiamo.
Tutto il film è pieno di citazioni cinematografiche (Manhattan, 2001 più volte, Alien, Et, corto circuito).

Le dolenti note secondo me arrivano con gli umani e la critica al consumismo, superficiale, senza un vero spessore, poco interessante, quasi disturbante nel tessuto narativo. E’ molto più bella la clinica per robot impazziti, la ribellione al programma precostituito, la follia, che è propria dell’uomo, è tutta ad appannaggio dei robot. Troppa l’accelerazione finale.

Ma resta un film che regala punte di poesia, commovente, che riesce a ridurre all’osso tutto ciò che è l’uomo e la sua cultura attraverso ciò che buttiamo (la fiamma del fuoco, il contatto fisico, la musica, il cinema, la natura) e che ritorna alle origini dell’arte cinematografica, riscoprendone il linguaggio primitivo.
Consigliato vivamente

1 commento

  1. PierUnattimo / 9 dicembre 2014

    Sono indubbiamente d’accordo con te. Tuttavia il fatto stesso che gli esseri umani si sono evoluti in enormi bambolotti, perdendo massa ossea poiché seduti su sdraio in continuo movimento è già di per sé una grande critica al consumismo odierno. Questi enormi bebè di grasso hanno perso ogni riferimento con la realtà. Non hanno alcun contatto fisico tra loro né prendono parte ad alcun’attività sportiva. Condizionati dalla loro pigra routine hanno smesso di vivere. Ciò viene espresso da immagini che possono sembrare buffa ma in realtà sono al quanto significative. Non posso però non farti i complimenti per l’ottima recensione 🙂

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