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Recensione su W.

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15 aprile 2011

Stone rifà il film più amato dagli americani , ossia la realizzazione del sogno americano, il mito della terra delle infinite possibilità, ma alla rovescia, non perchè vali allora avrai successo, ma perchè sei mediocre. E’ questo l’unica lettura del film, che ha nulla dell’indagine politica se non mirata al codazzo di consiglieri, in Bushetto non c’è un minimo di idea, programma politico.
All’interno di questa struttura si sviluppa il lato edipico del nostro, è tutto un affare privato all’interno della famiglia, dove il vero cavallo di razza politico è Jeb (il fratello minore) e dalle cronache si sa che George è arrivato dove è arrivato per via della sua primogenitura.
Il film è una gran prova di attori, bravissimo Brolin, mi è piaciuta l’idea di farglielo impersonare a dispetto dell’età per tutto il corso della vita, perchè non importa la verosimiglianza, importa la persona. Per il resto è un film medio, senza punte altissime. E non mi sembra che poi ne esca un ritratto benevolo, credo che l’idiozia non sia poi un valore in sè.
La scena più bella è quando tutti (Cheney, Rummy, Rove, Powell etc) sono nel ranch di Bush e fanno un giro per spostarsi da un punto ad un altro mentre discutono i tempi, la logistica, i modi, i numeri dell’esercito, come convincere l’Onu etc a riguardo della guerra in iraq, e si perdono. In questo paesaggio quieto ed assolato non trovano la strada, si dicono che hanno sbagliato, vanno, ma senza coordinate, vagano, Bush chiede al cane di cercare la strada: bella metafora, davvero, molto più potente della parte didascalica che ammanta quasi tutto il film.

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