Recensione su Dies irae

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Duro. Freddo. Danese / 24 Settembre 2013 in Dies irae

Fuori dalle buie segrete, dove una povera vecchia ha appena finito di gridare, la telecamera indugia tre le fronde e le alte volte degli alberi; un amore skandaløs sta sbocciando mentre l’abominio dell’inquisizione sta mietendo un’altra vittima innocente.
Il crepitare di un rogo, l’incessante scampanìo, il volto triste della bionda incuffiata Anne che scruta da una finestrella. Croci, croci, croci e una processione di neri ministri di una sinistra religione, un coro di voci bianche.
La flebile luce del Cantico dei Cantici prova a farsi spazio nella caligine di una religiosità sessuofoba. Ma la passione si pietrifica, la feroce condanna è inevitabile.
Non c’è miglior aggettivo per questo film che “danese”; freddo come un mattino nebbioso, duro come i volti nordici nei loro austeri colletti.

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