Recensione su Vita di Pi

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Vita di Pi / 5 gennaio 2013 in Vita di Pi

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Diretto da Ang Lee (la tigre e il dragone, Hulk e Brokeback Mountain), siamo di fronte a un film incredibile, un’esperienza unica nel suo genere e forse il 3d ha contribuito molto a questo.
Andrò a rivederlo, colpisce eccome se colpisce, è un’opera che merita tantissimo. Magnifico ed è proprio la sua semplicità a renderlo tale. Il pathos che il protagonista trasmette, le vicende di un ragazzo che alza la testa, si pone sopra di tutto e tutti, non perde mai la speranza. La sua recitazione, il rapporto con dio (un dio universale) frutto dell’unione di più religioni. La fotografia magnifica e una colonna sonora incantevole all’insegna dell’India che (ci) accompagna dalla fanciullezza alla maturità, maturità arrivata fin troppo presto per il nostro giovane protagonista. Pellicola multietnica che incontra Oriente ed Occidente, natura selvaggia, sopravvivenza, gioie e dolori.
Un film drammatico, ironico a tratti.
Castaway ? Una minchiata a confronto (senza nulla da togliere a Castaway ma qua siamo ad altri livelli)
Non capisco come si possa paragonare un’opera così profonda a un film carino (che a me personalmente non ha lasciato un cazzo) come Avatar.

DonMax

Ho preferito iniziare dalle note perché è un film che vi consiglio vivamente. Stiamo parlando di VITA DI PI.
Siamo in India, nell’India Francese.
Pi è il nostro protagonista, il suo vero nome quello per intero è Piscine Molitor Pate, suggerito al padre da un suo amico, un nuotatore con una cassa toracica enorme e gambe secche. I bambini sono dolcissimi ma possono essere terribili, il suo nome infatti è frutto di prese in giro: “Piscio, Pisciasotto et al.”.
Ma il piccoletto non molla la presa e abbrevia, il primo giorno di scuola si rinomina PI come il PI GRECO. Proprio a scuola diventa leggenda, una sorta di profeta poiché riesce a scrivere per intero tutti i numeri dopo la virgola del 3,14… Profetico dicevamo? Profetico in tutto, si interessa della religione grazie alla madre, il padre segue la ragione.
Sarà Inuidista, Cristiano e pure Musulmano (da adulto seguirà un corso sull’Ebraismo all’università). Ha un bellissimo rapporto con la religione e questo lo aiuta a crescere. Proprio crescendo iniziano i guai, i genitori lavorano nello zoo del proprio paese, sono costretti a vendere i loro animali e a trasferirsi in Canada. Il tutto succede quando si è innamorato perdutamente di una bellissima ragazza, i tratti dolci e i movimenti sensuali della giovane, lo hanno colpito.
Chi lo interpreta ? Suraj Sharma(da giovane), perfetto e semplice ed è difficile essere semplici oggi.
Ve l’ho detto che è il suo primo ruolo? Si è il suo primo ruolo e recita da dio.
Iniza così quello che sarà il viaggio per il Canada per rifarsi una nuova vita e trovare il Paradiso.
Quello che incontrerà sarà un Inferno d’acqua salata, la nave affonda, la famiglia muore affogata, è l’unico superstite… fra gli umani. Specifico fra gli umani poiché si salveranno: “Una iena, una zebra, un orango e una tigre”. No ragazzi, non sarà una convivenza pacifica, ci sarà la lotta per la sopravvivenza all’interno della scialuppa di salvataggio e rimarranno in due: “L’uomo e la tigre”.
L’uomo è una parolona, Pi è un ragazzo e questa esperienza lo segnerà profondamente.
Diventa più uomo di noi sicuramente, sopravvive al peggio, in una situazione dove molti si sarebbero tagliati le vene o avrebbero preferito esser mangiati dalla iena o dalla tigre, cosa fa Pi? Resiste.
Si pone al di sopra di tutto e non getta la spugna, rimane con la speranza.

Diciamocelo pure, la pellicola è surreale. Rimane da solo con la tigre su una scialuppa, vorrei ricordare le parole del padre di Pi: “La tigre non è un uomo, non ha sentimenti come noi, è un animale”.
Pi se le scorderà queste parole, si affezionerà e piangerà. Dicevo, è surreale o al tipo non gli dice per nulla bene. Poco realistica la seconda parte dove trova un ecosistema a sé buono di giorno, implacabile di notte. Non è una critica, l’essere surreale intendo o il poco realistico.
La seconda parte merita tanto quanto la prima e rende l’Odissea personale rocambolesca e degna di una favola bella e terribile allo stesso tempo.
Il tutto è un’esperienza che nella pellicola viene raccontata per far ritrovare Dio a una persona.

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