Recensione su Virtual Sexuality

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23 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ohi che film brutto. Ci siam messi io e ex-coinquilino a cercare un film brutto e direi proprio che l’abbiamo trovato. Ma con quel titolo, suvvia, potevamo mica lasciarlo lì?
Justine è una ragazzetta insopportabile che si sente sfigata in quanto vergine a 17 anni (uh, che loser -.-‘ che faccio, la derido?) e allora va alla fiera del virtuale col suo amico nerd anni ’90, c’è il cortocircuito e la macchina che virtualmente costruiva il ragazzo dei suoi sogni glielo sputa fuori carnossato. Però è lei, c’è dentro la sua personalità. Quindi passa il tempo lui a mettersi creme in faccia, guardarsi allo specchio e fare facce del tipo “ammazza se so’ figo”. Ha questo problema con l’uccello che gli vien duro ogni volta che vede la gnocca e lui, essendo dentro lei, OMG, davvero non se ne capacita di questa cosa. Il nerd è sfigato come deve essere, il migliore è il tamarretto di periferia che gioca a calcio e si bulla con tutti di sventrare milioni di passere, è laido e robbosissimo, e gira, giustamente, con la maglia azzurra dell’Italia. Sempre per la serie “all’estero vi vediamo così”.
E basta, fa davvero schifo, piuttosto che guardare ‘sta roba fate autoerotismo. Ah no, lapsus.
Risate qualcosa ma meno di quanto speravo, dannazione. Ritengo comunque che ogni tanto vedere un film brutto sia più indispensabile che necessario. Aiuta a trovare le distanze nei giudizi.

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