Recensione su Vincere

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15 Febbraio 2011

Propongo delle riflessioni dopo aver visto Vincere.Cosa dire di questo mussolini tutto di un pezzo, incapace di emozioni diverse da rabbia e voglia di potere? Una pennellata di vernice nera copre volti e corpi dei maschi che incontra, travolge, coinvolge nel sogno visionario che mescola corpi e sesso come metafora del Potere. Un uomo che non conosce momenti di tenerezza e dopo aver fatto l’amore va a cercare sul terrazzo un pubblico osannante, perso nel suo destino.
Un uomo che non accetta una donna passionale e pronta a tutto (il personaggio ricorda quello di Adele H di Truffaut) che non vuole essere oggetto di piacere ma soggetto del suo Amore per lui. Lui che le preferisce una moglie devota e fedele, più consona alle aspettative del tempo. E poi il percorso di follìa con cui il sistema insabbia la verità di quella donna ostinata.
Unica figura maschile veramente interessante è quella dello psichiatra che capisce che quella donna ha ragione e cerca di comunicare con lei, confidandole che lui, per sopravvivere è costretto a “fingere”.Completamente intrappolato in “fantasmi trasgenerazionali” il figlio nato da quest’amore impossibile, che finisce per diventare la brutta copia del padre, costretto come la madre alla reclusione in un manicomio.

1 commento

  1. piperitapitta / 1 Marzo 2011

    È vero, hai ragione, ricorda Adele H, non ci avevo pensato.
    L’amore, l’annullamento, la follia.

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