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Recensione su Videocracy

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15 aprile 2011

Il documentario come tale è un tantino privo di una tesi ben dimostrata, ma il suo valore è altrove: ossia nell’esposizione palese e sfacciata di quello che noi subiamo e viviamo tutti i giorni, qualcosa che ci ha assuefatti.
Colpisce l’incipit alla luce degli ultimi scandali di silvio, quell’inizio casareccio e orrendo della futura canale 5 che aveva un solo fulcro: il corpo della donna spogliato, un corpo senza volto che è solo carne nuda esposta agli sguardi di tutti.
Fa vergognare tutto il documentario, non perchè dica qualcosa di strano, ma perchè te lo fa vedere da fuori, perchè lo vedranno all’estero e ….insomma non si può sempre far finta di essere spagnoli quando si va all’estero no?
Ma davvero vorrei sapere cosa gira nella testa delle persone che fanno la fila per toccare e fotografare Lele Mora o Corona, ma perchè? Un Corona assurto a contraltare del premier (ebbene sì) con quella camicetta molto Gomorra (ma lui se ne accorge o è così preso dai soldi che tutto fa brodo?) e quell’estetica massificata totalmente brutta.
E veniamo all’operaio che si domanda perchè lui debba fare l’operaio per sempre, mentre il tronista o la velina o i fratellini o che so io, con un paio di giorni di esposizione di se stessi hanno denaro, popolarità, donne (eh sì rassegnamoci, è un tutto un problema di gnocca)? Come uscira da questo ginepraio, da questo meccanismo, da questa razionalità adamantina? Come far pensare diversamente una persona che non chiede al proprio capo di governo di lavorare per migliore la propria condizione economica e sociale, ma di ragalargli il sogno della televisione?
Un popolo imprigionato nell’incanto della perfezione dello studio televisivo che non si vuole accorgere della plastica, dell’innaturalità, della finzione dello studio stesso…..mah!

Credo che la tesi che volesse portare avanti, ma appunto non ci riesce, sia quella dell’apparire che è applicato al mezzo televisivo, per cui i programmi non sono centrati altro che nel mostrarsi della gente, e alla politica, luogo in cui si mostra Silvio, il suo corpo (il corpo del potere), la sua vita, la sua ricchezza e tutto quadra, tutto si placa, tutto funziona.
Il livello oltre ciò, ossia un livello riflessivo su tesi politiche, valutazioni economiche, ideologiche etc, oppure un livello riflessivo anche sul mestiere tv (non dimentichiamoci che prima bisognava saper fare qualcosa per fare tv, con tutti i limiti della tv), non ha più senso. Annullamento della riflessione, mostrarsi, impudicamente, sfacciatamente, totalmente con il sogno dell’eden della ricchezza dietro l’angolo elargita magnanimamente dall’alto.

2 commenti

  1. Andrea / 14 novembre 2011

    Trovo interessante che sia un punto di vista non italiano: certe volte a viverci “dentro” si perde il contatto con la realtà, tutto diventa digeribile e si passa oltre. la normalità diventa la peggiore bruttura sociale.

  2. lithops / 14 novembre 2011

    Concordo che si poteva fare meglio, che il documentario rimane nel limbo, non approfondisce, è una specie di lungo blob. Ma rimane, nonostante tutto, un documento interessante.
    Tra qualche anno, quando l’incubo berlusconiano sarà definitivamente tramontato, sepolto, dimenticato da tutti, Dumont (o Ozon o Ulrich Seidl o chissà chi, magari un italiano) ne trarrà uno splendido film horror.

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