Recensione su Via Castellana Bandiera

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11 Gennaio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Forse sono un po’ di parte, in quanto siciliana lontano da casa, che appena vede un po’ di Sicilia in qualsiasi luogo si commuove quasi, ma questo film ha il sapore dell’amara terra sicula e delle sue contraddizioni. Donne forti e meravigliose, piene di vita e di sentimenti, si impuntano nella loro testardaggine e nel loro orgoglio, per un motivo apparentemente inutile. Piene di dolore per le loro vite che sembrano sgretolarsi sotto la spinta di qualcosa che loro non possono controllare, si battono, pronte a non mangiare e a non dormire pur di dimostrare a loro stesse che sono più forti della morte e più forti dell’amore. Sullo sfondo, lo sfacelo umano e morale di Via Castellana Bandiera è profondamente drammatico e comico per certi versi. Chi conosce bene la Sicilia sa che c’è qualcosa di vero in tutto quel volersi mostrare migliori, in quelle urla di rabbia e di dolore, in quelle paste al nero di seppia mangiate voracemente e in silenzio. E le donne? Tutte con i loro grembiuli a fiori, i loro occhi vispi e la sottomissione ai mariti, si riscattano solo parlando male le une delle altre, perché anche se sono intelligenti e sognatrici non possono scappare a questa tirannia degli uomini che organizzano scommesse e gestiscono il potere. Chi si salva? Solo Clara e il ragazzo, gli unici che sanno davvero amare e perdonare in tutto quel caos di orgoglio ed egocentrismo.
Alla fine, solo l’evento tragico per eccellenza – la morte – fa smuovere la situazione dalla scena statica delle due automobili immobili e fisse nella loro rabbia/paura, che abbiamo imparato quasi ad odiare. Rosa finalmente si muove, dopo aver compreso e accettato se stessa. Ma intuiamo che la scena di dolore e incomprensione si sposta solo un poco più avanti, forse sempre su Via Castellana Bandiera, forse su un’altra via. E tutti accorrono, ancora spaventati e sconvolti, nella speranza di trovare in un’altra scena di dolore e caos un senso e una scintilla nelle loro vite piatte. La musica straziante di un dolore antico e atavico, della Sicilia e dell’Italia in generale, risuona su quelle case e su quelle rocce dure.

1 commento

  1. tarax / 3 Marzo 2016

    Anche io sono siciliano e proprio di Palermo, ma per me questo film merita un 6 e basta. Prima parte da 7, particolare,divertente, vispa e piena di spunti. La seconda parte da 5, lenta, senza idee e soprattutto senza climax,,, a differenza d quello che era riuscito a fare Ciprì nel suo “è stato il figlio” qui si arriva alla fine un po’ stancamente e il personaggio che più poteva dare qualcosa al film ( il genero arrogante) scompare del tutto, e non mi sembra un caso che il film cali nell’oblio.

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