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Recensione su Vero come la finzione

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Nel cuore, nella mente, ovunque. / 21 gennaio 2016 in Vero come la finzione

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Credo che, dopo averlo visto una quindicina di volte e imparato ogni battuta a memoria, sono pronto per recensire questa pellicola, della quale mi sono innamorato da quando nel lontano 2010 la beccai in tv per puro caso.

Senza girare intorno alla trama, posso affermare che il motivo principale per cui amo questo film è che dopo tanti anni che lo rivedo non so ancora da che parte stare. La vita di una singola persona trasformata in poesia che ha senso di esistere solo se tale persona sta per morire ha lo stesso valore se la morte alla fine non giunge? E la poesia svanisce? Ma soprattutto, è più importante la vita in sé o la poesia che essa produce?
Questi dubbi possono essere incarnati da quello che è uno dei personaggi più enigmatici del film: il professor Jules Hilbert, interpretato da Dustin Hoffman (che, appunto, devo ancora decidere se mi piaccia o meno).
L’ispettore fiscale che inizia a vivere sapendo di star per morire e si innamora di una giovane pasticcera anarchica, la scrittrice cinica che alla fine mostra un lato di umanità a discapito della sua opera più importante, la scenografia, la colonna sonora, tutto costituisce un ambiente dalla quale è difficile staccarsi. Da vedere, rivedere, e rivedere.

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