Recensione su Venere nera

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20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dunque, è la storia di una donna nera portata in Inghilterra da un padrone afrikaaner e fatta esibire come la venere ottentotta davanti al pubblico dei bassifondi di Londra. Siamo a inizio ‘800, l’Africa è lontana e sconosciuta, e la Venere Nera è né più né meno che un’attrazione da circo, in uno spettacolo dove recita il ruolo della bestia selvaggia. Passerà poi sotto un altro padrone, che la porterà a esibirsi a Parigi nei circoli libertini della nobiltà. Nel frattempo un gruppo di professori dell’accademia reale chiede di poterla studiare, ovviamente pagando. Perché sono alla ricerca dei collegamenti tra i negri e le scimmie (sic), e lei ha quello che si definisce il grembiule delle ottentotte. Il grembiule delle ottentotte io non ve lo so spiegare, perché di vagine me ne intendo proprio poco, ma è spiegato in wikinglese qui. Lei è legata ai suoi padroni, si lascia convincere ma non sempre, viene abbandonata, finirà in un bordello, da dove prenderà la sifilide che la ucciderà. Neanche da dire che il suo ultimo padrone prende il suo corpo e CORRE a venderlo all’accademia, dove la sezionano e il suo cervello e i suoi genitali sono messi sotto formaldeide. É questa è la storia vera della venere ottentotta.
Il film è impietoso nel mostrare i corpi e le carni, sia della protagonista sia delle bolge urlanti del pubblico, in una Londra e Parigi che pullulano di persone assetate di spettacoli bizzarri da deridere e in cui i soli valori sono la rapacità e il denaro, l’alcol e il sesso. E questo accade non solo tra il popolino, ma anche ai livelli più alti, nella cerchia degli eminenti professori, che non mostrano verso di lei nessuna umanità, o nei salotti della nobiltà francese decadente. É una società inzuppata di razzismo, e l’accusa più grave sta nel fatto che il razzismo permane anche quando i propositi sono buoni (il progresso della scienza o il processo per non farla più esibire). In un film dove nessuno è davvero buono, la protagonista si muove con la sua stazza, come una bestia al guinzaglio, sia dentro che fuori dallo show. Non cerca redenzione o riscatto, si accontenta di una vita di alcol e umiliazioni perché non può vedere per sé altre alternative; tutte le volte che alza la testa e rifiuta le umiliazioni viene punita sempre più duramente, fino a essere lasciata sola, senza cure, nel letto di morte. Ah che bello l’illuminismo.
Nel 2002 i resti della venere ottentotta furono riportati in Sudafrica.

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