10 Recensioni su

Veloce come il vento

/ 20167.3249 voti

Hai capito Accorsi / 4 Ottobre 2019 in Veloce come il vento

Ho sentito tante persone dire che il film era sopravvalutato e noioso.
Personalmente non sono d’accordo, Matteo Rovere dietro la cinepresa ci sa fare, la pellicola è coinvolgente, emozionante e ha una sceneggiatura solida.
La storia è raccontata bene, in maniera lineare, non ci sono mai dei momenti morti, ogni elemento è al suo posto.
Questo è il primo film di corse automobilistiche di produzione italiana che può essere comparato a uno americano senza fare la figura degli scemi.
Altro punto forte del film? Dirò una banalità, la recitazione. Ho letteralmente adorato Stefano Accorsi: intenso, marcio, magnifico.
Mi ha fatto storcere un po’ il naso il fatto che non venga approfondito nel film il motivo per cui lui diventi un tossicodipendete, un “disperato”, uno degli ultimi, – Disperati veri si è rimasti in pochi -, dice lui, un ragazzo dalla sensibilità fuori dal comune che purtroppo ha scelto di dimenticare i suoi dispiaceri squagliandoli sul fondo di un cucchiaino e di una pipetta.
Nulla da dire anche agli altri attori, alla co-protagonista Matilda De Angelis e tutti gli altri interpreti secondari.
Il finale non l’ho adorato ma non l’ho neanche odiato, è un finale come un altro, per mio gusto personale dico che è stato un mezzo scivolone, però comunque ci può stare anche cosi.
Veloce Come il Vento è una piccola chicca che va tenuta stretta data la scarsa quantità di titoli di spessore italiani.
E’ a tutti gli effetti un puntino colorato su una tela grigia.

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Il voto sarebbe un 6.5 / 29 Gennaio 2018 in Veloce come il vento

Discreto film italiano.
Giulia De Martino (la bella sorpresa Matilde De Angelis) è una promettente diciasettenne pilota del campionato italiano GT; durante una gara del campionato, il padre ha un malore e muore. Al funerale si presenta Loris (Stefano Accorsi), il fratello tossico che non vedeva da 10 anni e per non separarsi dal fratellino più piccolo, Giulia è costretta ad accettarlo in casa (insieme alla sua ragazza, tossica come lui). Loris era stato un buon pilota di rally e sarà utile per dare consigli di guida a Giulia, però al tempo stesso continua a drogarsi ed alcuni comportamenti sopra le righe nuoceranno a Giulia.
Tolto l’inizio (abbastanza patetica la sceneggiata di Loris al funerale del padre) e il finale (qualche interrogativo di troppo lasciato aperto), in mezzo il film ha un buon svolgimento dove non si assiste alla solita conversione lineare di Loris, ma è più un percorso fatto di alti (pochi) e bassi (molti) con finale non troppo scontato. Bravissima l’esordiente Matilde De Angelis, anche se dopo metà film l’attenzione si sposta quasi più su Loris che sul suo personaggio (Giulia).

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Iper sopravvalutato / 29 Agosto 2017 in Veloce come il vento

Si vabbè , mi aspettavo chissàcosa io…dopo le belle recensioni di…praticamente chiunque e anche dalla critica.
Invece mi son ritrovato un milkshake di Cars (il cartone) , Fast and Furious 1 e 2 in salsa italiota.
Trama non esattamente imprevedibile , giusto per usare un eufemismo…praticamente dopo 15 min , si capisce come finisce…
Ma il problema non è quello, semmai la recitazione : io Accorsi non lo sopporto e quindi – ammetto – sono di parte. Ma mi è sembrato MOLTO peggio del solito , con frasi e gestualità che forzano moltissimo il suo personaggio. Idem gli altri protagonisti, salvo solo la tossica compagna di Accorsi/Loris , che è l’unica che ha recitato proprio bene.
Belle le riprese in pista , quasi da dimenticare tutto il resto…anche se c’è molto di peggio in giro , per carità.

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“VAI BALLERINOOOOO!!!!” / 17 Agosto 2017 in Veloce come il vento

Un Stefano Accorsi perfetto, fantastico, incredibile.
Una storia molto emozionante e adrenalinica.
Azione e sentimenti.
Perché perdersi questo film.
Motivo non ne trovo.
Anche qui il tempo non ti permette di scherzare.
O ti muovi, o agisci o sei semplicemente un sopravvissuto.
Preferisco vivere.
Ad maiora!

Finalmente Accorsi / 2 Giugno 2017 in Veloce come il vento

Accorsi nella sua più bella e riuscita prova d’attore.
Un film concepito per farti sentire l’odore dei motori, per alzare l’adrenalina e come nei migliori film americani, tifare
per il riscatto del “predente”.
Regia ottima che sostiene una storia azzeccata
e appassionante. Fotografia eccezionale.

7,5 / 19 Aprile 2016 in Veloce come il vento

Finalmente anche noi italiani tra i vari “Zalone” e “Troppo Napoletani” di turno
iniziamo a sfornare film di prima fascia (quantomeno nell’ultimo decennio).

Adrenalina made in Italy / 18 Aprile 2016 in Veloce come il vento

L’ultimo film che ho visto con Accorsi risale a più di dieci anni fa, si trattava di uno dei film più insulsi che abbia mai visto al cinema (Un viaggio chiamato amore) e per lui uno dei più tipici esempi di recitazione da fiction. Terribile.
Già dal trailer di questo Veloce come il vento intuivo che qui di quell’isterica fasulla recitazione non fosse più rimasta fortunatamente alcuna traccia; immagino che il buon Accorsi abbia fatto la sua bella maturazione artistica in questo lasso di tempo e ritengo che Matteo Rovere lo abbia soprattutto ‘sporcato’ a dovere, cucendogli addosso un ruolo veramente gagliardo da eroe tossico, inaffidabile, vero.
Questo film è potente, non solo per l’interpretazione fenomenale di Accorsi. Qui si capisce che il cinema italiano contemporaneo ha capito un bel po’ di lezioni; l’adrenalina della corsa ha una resa che non ha nulla da invidiare al modello americano, per la strepitosa dinamica delle inquadrature. Rovere ha fatto centro con il casting della protagonista Matilda De Angelis, un viso che ricorda molto la prima Jennifer Lawrence (quella di Un gelido inverno), lineamenti dolci una bella rasatura blu elettrico e incazzatura controllata, senza mai strafare con le scenate melodrammatiche. La colonna sonora gasante completa il quadro. Rimangono alcune pecche nella sceneggiatura (non puoi convocare dalla preside una minorenne per giudicare le mattane del fratello maggiore; oppure: la testata al biker in pelle e borchie come pretesto per l’inseguimento davvero non regge), ma una volta gettate nel cestino dell’oblio ‘ste due bucce di banana, rimane un grande, grande film.

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Efficacemente pop / 18 Aprile 2016 in Veloce come il vento

Popolare in molti sensi (temi, premesse, risoluzioni, caratterizzazioni sono pensati per fare presa in maniera trasversale su molte fasce di pubblico, dall’appassionato di motori all’amante dei drammi famigliari), il film di Rovere è un concentrato di piacevolissimo intrattenimento, ben supportato da belle scene d’azione e da un Accorsi efficace come non lo ricordavo dai tempi di Radiofreccia.

Veloce come il vento è una piccola epopea di provincia che appassiona all’istante: è un film diretto, fortunatamente “essenziale”, capace di non incedere in maniera troppo compiaciuta nei cliché che non è riuscito a non mettere in scena (l’insistenza con cui viene sottolineato che, sotto il grasso da officina e la tuta, Giulia è anche una bella ragazza; l’antipatia gratuita di chi non appartiene al difficile mondo dei fratelli De Martino; ecc.) e facendo delle scene di corsa il suo vero punto di forza.
Tecnicamente, infatti, il film di Rovere ha sequenze d’azione così ben girate e ben montate da mettere realmente in circolo tensione e adrenalina, da mani sui braccioli, per intenderci.
La corsa finale, poi, esacerba positivamente l’influsso dell’epos classico che sottende tutta la vicenda. A questo proposito, senza tema di passare per eretica, l’immagine dell’auto concorrente che prende fuoco in corsa ha saputo ricordarmi un altro celebre riscatto cinematografico, quello del Ben-Hur di Wyler con la spregiudicata gara delle bighe senza regole.

Efficaci e ben sfruttate le peculiarità linguistiche a cui Accorsi è avvezzo: per quanto, cinematograficamente, le regionalità rischino di penalizzare un film, localizzandolo eccessivamente, qui l’uso reiterato di colorite espressioni gergali aggiunge carattere ai personaggi e al contesto.
La giovane De Angelis ha la giusta presenza scenica per incarnare Giulia, promette bene, ma, come dire, s’ha da fà (e mi auguro che questo ruolo di successo non la costringa ad libitum in un personaggio, quello della ragazza tosta ma fragile).

Azzeccata la colonna sonora dal mood elettronico e (semplifico) un po’ tunz tunz, in cui, se non ho capito male, figura anche un brano cantato dalla stessa De Angelis.
Ovviamente, non esiste alcun accenno alla vecchia canzone di Roberto Carlos (non l’ex-giocatore dell’Inter…) che (secondo me) ha concorso a scegliere il titolo del film 🙂 https://www.youtube.com/watch?v=eg1OnAmeMmM

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Grandissimo film / 9 Aprile 2016 in Veloce come il vento

Veloce come il Vento si rivela essere un gran bel film sul mondo delle corse, ma non solo. Anzi, il cardine del film è sicuramente la famiglia, con un ex pilota che torna, dopo la morte del padre, da sua sorella, attualmente impegnata nel campionato italiano GT. La situazione è difficile, visto che il padre, per permettere alla figlia di correre, aveva messo la casa come garanzia. Riprendere il rapporto con il fratello, diventato un tossicodipendente, non sarà affatto facile, ma i due, insieme, con anche il fratellino più piccolo, creeranno un bellissimo rapporto, che porterà, non senza difficoltà, ad un’importante crescita per entrambi. Bravissimo come sempre Stefano Accorsi, che qui veramente sembra superarsi, molto brava anche la De Angelis. Girate più che bene le scene di corsa, ottimamente integrate con la trama familiare. Ci sono momenti di tensione, drammatici, difficili, ma anche momenti nei quali Accorsi, con il suo personaggio sopra le righe, riesce veramente a far ridere di gusto, seppur con una nota amara. Un film consigliato a tutti, non soltanto agli appassionati di corse. Sembra che il cinema italiano ultimamente stia producendo materiale interessante. Speriamo di continuare così, che la strada imboccata è davvero ottima.

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Come un grande pilota / 9 Aprile 2016 in Veloce come il vento

Un grande pilota di corse automobilistiche è incosciente, sebbene chi lo vede all’opera noti solo una guida curata, precisa, apparentemente razionale. Dentro l’abitacolo del grande pilota di razionale c’è solo la pazzia, che per lui è naturale: è un dosaggio perfetto tra cervello e cuore, ragionamento e passione. Prendete Ayrton Senna, l’esempio più facile, perché probabilmente il più grande pilota di tutti i tempi: mentre eseguiva una curva già pensava a come impostare quella successiva, “anticipava”; quando la pista era bagnata per lui l’acqua da fattore di paura come era per molti piloti si trasformava in strumento utile per far scivolare meglio la macchina ed eseguire traiettorie nuove, perfette; o il freno, Ayrton non lo intendeva mai per il suo scopo, ma perchè dava un senso all’acceleratore: ci giocava come pochi, chiamandolo in causa solo lo stretto necessario. Era veloce Senna, maledettamente veloce, perché guidava con il rischio costante di sbagliare, di andare a sbattere, e a quei tempi, anche di morire: il limite era sempre un po’ più in là, mai raggiunto, ma sempre da porsi per valicarlo. Quando rischi, nella velocità, sei un grande pilota, e vai forte. In definitiva, sei coraggioso. Questa metafora si può applicare al film di Matteo Rovere: “Veloce come il vento” è un film che rischia, che ha coraggio, che prova a non tenere tutto sotto controllo. Come un grande pilota, come un grande film. Come talvolta nella vita. “Se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce”, diceva Mario Andretti, e non a caso è la citazione con cui si apre il film.
Prendete il personaggio interpretato da Stefano Accorsi: Loris, ex pilota, ora tossicodipendente, che dopo la morte del padre torna da sua sorella Giulia, 17enne pilota di Gran Turismo, e il fratellino Nico e si troverà coinvolto in quel mondo di corse e passioni velocistiche che aveva abbandonato, ora necessario per non perdere la casa, e quel ritrovato nucleo familiare. È un personaggio fuori dagli schemi, è imprevedibile, è quasi un pazzo svitato, è fuori controllo. Al contrario della sorella che cerca di razionalizzare tutto, di proteggere il fratello, di non perdere la casa: una ragazza imprigionata dagli schemi, dalla vita, da quello che ha dovuto per forza di cose subire e a cui ha dovuto adattarsi: un pilota che fa “le curve tonde”, che non rischia perché la posta in palio è troppo alta, che pensa, invece di guidare e basta. Naturale che le due visioni si scontreranno in modo forte, talvolta doloroso, e che dovranno per forza di cose scendere a compromessi. Loris quasi per caso e non per sua volontà diventerà il maestro di Giulia, le insegnerà a dosare il freno e a spingere sull’acceleratore: in macchina, ma anche nella vita. Esagererà spesso, e lo capirà grazie proprio a quella sorella che non ha peli sulla lingua e che è cazzuta quanto basta, come una donna vissuta, che è più matura di lui. Caos ed equilibrio, da governare il primo, da svincolare il secondo. Irresponsabilità e responsabilità: poca da un lato, troppa dall’altro. Il compromesso è la risposta, cioè un affetto necessario, e i primi successi nelle corse: la giusta dose di acceleratore e freno.
Matteo Rovere riesce a dosare, nonostante una sceneggiatura che a volte perde la corda e si trova a pattinare fuori traiettoria, perdendo chance importanti, o a prendere talvolta cordoli troppo alti costruiti su stereotipi comuni, e a risultare perciò forzata; ma nonostante queste sbandate il film raggiunge il traguardo, in modo compiuto, ed esaltante. Funzionano le scene di velocità tra interni ed esterni, tra carrellate in avanti e “fughe” all’indietro della macchina da presa (che attua la metamorfosi in macchina da corsa), tra gli occhi provati del pilota, e lo spietato asfalto; funziona l’alchimia tra gli attori, con la rivelazione Matilda De Angelis nel ruolo di Giulia, funziona la rappresentazione marginale (a bordo pista) della droga, delle sue devastanti conseguenze; funziona l’epicità della corsa, il rombo dei motori, la forza espressiva di una vettura che si muove sull’asfalto, la bellezza che scaturisce dalla velocità pura. Funzionano anche i pit stop che il film si prende: momenti di pausa, di dialogo, di riflessione, uno in particolare, emblematico, perché avviene proprio dopo che Giulia si è lasciata andare, senza controllo, in una serata all’insegna della trasgressione tra alcol e sesso, e maledice tutto, e tutti, la sua stessa vita. Trovando equilibrio sulla spalla del fratello, che per una volta fa il fratello maggiore e si preoccupa e consiglia, in un ribaltamento di quelle visioni, di quei mondi, che l’io, quasi in uno sfogo naturale e necessario, reclama a se stesso.
“Veloce come il vento” poteva anche essere memorabile. Nel contesto del panorama del cinema italiano certamente lo è, e non è poco. In una prospettiva più ampia, purtroppo no. Il coraggio è fondamentale, ma non basta. Conta vincere. E non si vince perché si mette insieme una serie di fattori ed elementi azzeccati e vincenti. Si vince perché è un bisogno. Perché si è nati per farlo. È la differenza tra un grande pilota, e il Campione. Tra un ottimo film e il capolavoro. Il Campione vince perché non può non vincere. Il Campione è un tossicodipendente come Loris: “sono drogato. Drogato di vittoria. In questo momento sono totalmente dipendente dal successo: corro, vinco e dunque vivo”, diceva proprio Ayrton Senna. Il film capolavoro corre, vince e dunque vive.
“Veloce come il vento” non ha vinto. Ma ha saputo correre in modo eccellente. Da grandissimo film.

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