Recensione su Vampyr - il vampiro

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Le origini del mito vampirico / 11 ottobre 2017 in Vampyr - il vampiro

Difficile giudicare Vampyr oggi, a distanza di 85 anni dal suo rilascio. Anche perché, nulla è rimasto intanto della sua genesi vampirica, più surrealista e rurale, durante l’evoluzione di questa corrente cinematografica. Laddove Nosferatu riuscì ad esser più iconico, con una figura grottesca e mostruosa per rappresentare l’archetipo di vampiro, Carl Theodor Dreyer scelse di mantenere una forma umana, anche per l’impostazione narrativa che ha scelto: il male, in questo caso, è camuffato e agisce sotto insospettabili vesti.
Difficile riuscire a metabolizzarlo oggi, dato che seppur la sua durata sia poco più di un’ora, pesa come un macigno: sequenze lunghe e concitate in cui poco accade; una lentezza che mina i ritmi di una tensione che viene protratta troppo a lungo. Toni eterei e composizioni talvolta surreali, per una esperienza extracorporea che saprà confluire nel finale, considerabile “chiassoso”, rispetto all’andamento claudicante della pellicola.
Tuttavia, davvero notevole per l’epoca, con alcune spunti interessanti. Unico nel suo genere per lo sviluppo del cinema horror di quegli anni.

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