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Recensione su Vampyr - il vampiro

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11 marzo 2011

Sui film sui vampiri, la trilogia degli anni 20/30 Nosferatu di Murnau, Dracula di Browning e Vampyr di Dreyer sono le punte inarrivabili.
IL terzo è quasi misconosciuto, è vero che l’approccio è diverso, infatti è la visione di una esperienza da parte del protagonista, in cui appunto la parte onirica e psicologica è preponderante, facendone quasi una esperienza dell’inconscio di un giovane all’interno di un mondo misterioso, allucinatorio, incomprensibile, un viaggio tra simboli, paure, desideri, una dissociazione dei sensi in cui reale e immaginario si confondono. Ma le scene di cui si compone hanno dell’incredibile, dalla chiave che gira nella toppa della porta al protagonista che trova la bara e vede se stesso dentro.
L’origine di questa storia è un miscuglio fra il narrato di Stoker e racconti e leggende europee, per cui l’aspetto più stridente rispetto ai racconti su dracula è che il vampiro è donna e vampirizza prevalentemente donne, per quanto qui sia molto velata la componente lesbica che, dicono, sia invece più presente nelle storie a cui si ispira.

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