Recensione su Valzer con Bashir

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11 Marzo 2011

Il film è bello non c’è che dire. Non lo trovo furbo, deve molto al cinema americano sul vietnam proprio perchè quella guerra in Libano viene rappresentato come il vietnam di quella generazione, il punto di vista è tutto ad altezza soldato, i motivi del conflitto sono ignoti, c’è solo l’evidenza della guerra, il fatto in sè che si mangia persone, vite, memoria, cervelli. Anche il ritorno di Ari a casa è tipico del ritorno del reduce lì dove la vita continua imperturbabile, senza pensare ai debiti con coppola etc per le incursioni degli elicotteri, le scene pure di guerra.
In questo tema che è bello in sè (tace sui perchè, gli interessi, la politica e la vita dei libanesi, è vero, ma non è un taglio che definirei tale da falsare il contesto, è un film sulla colpa, non sulla responsabilità) poi si innesta la cronaca, il documentario della strage, già l’azione del recuperare la memoria sul conflitto è un’inchiesta. E anche qui si impatta con la percezione del soldato, i meccanismi tipici delle gerarchie per cui si attua una deresponsabilizzazione a scalare, la confusione, l’incredulità che possono sfociare solo sulle immagini vere, non mediate, quelle che sono non discutibili.
Ho trovato molto belle le scelte dei colori, l’inizio in cui i tre soldati sembrano morti che si alzano dalle tombe, i sogni di una età perduta.

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