Recensione su Valhalla Rising

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30 Maggio 2013

Valhalla Rising.

Il Valhalla, la sala dei morti in battaglia, è una specie di palazzo per gli affamati di gloria. Ci accede solo chi ha combattuto con onore. Un posto dove è difficile entrare, non per tutti insomma. Il Paradiso è roba da femminucce al confronto.
Nel 2009, 1009 anni dopo il periodo in cui prende piede la vicenda, Refn elabora un film epico che vede come protagonista un prigioniero assetato di sangue, mosso dall’odio, dalla vendetta, dalla rabbia. Un guerriero silenzioso, sporco, tatuato, con cicatrici visibili su ogni singola parte del corpo. E’ un uomo che vive giorno per giorno la sua vita in gabbia, sapendo che di certo ci sarà non la morte bensì il prossimo combattimento.
I vichinghi che lo tengono prigioniero infatti lo usano e abusano della sua prestanza fisica per intrattenersi in giochi selvaggi. E’ invincibile, qualcosa di più profondo della rabbia lo muove. Non è solo brutalità, il tipo ha qualcosa di sacro, i suoi silenzi sono solenni, è quasi profetico. Pur non pronunciando parola, lui ha una voce ovvero quella di un bambino, un biondino che provvedeva a fornirgli cibo nei giorni di prigionia. In condizioni sovrumane (vive incatenato, in una gabbia di legno, vittima delle intemperie), cova rancore, lo fermenta e quando ha l’occasione uccide i suoi sfruttatori appartenenti a un prestigioso clan.
One-Eye, questo è il nome affibbiatogli dal bambino, inizia così un percorso, un lungo cammino per lande desolate, brulle. Il suo unico amico è proprio questo ragazzo. Il viaggio è una ricerca, un cammino spirituale, tanto che i due incontrano un gruppo di persone, dei vichinghi cristiani, pronti ad andare in Terra Santa. Il loro obiettivo è quello di riprendere la Terra del Signore, Gesù Cristo, combattere gli Infedeli e soprattutto diventare ricchi. In una certa maniera cercano anch’essi la gloria terrena e ultraterrena. Il punto è che Gerusalemme non si trova proprio dietro la capanna, dopo il primo viaggio ne abbiamo un secondo più lungo e impervio del precedente. I nostri decidono di unirsi a “Gli uomini di Dio”. Il viaggio non solo sarà accompagnato da una nebbia “maledetta”, la paura verso i miscredenti, il delirio (si vorrebbe uccidere il biondino) ma anche da stenti per la fame, morti e reciprochi sospetti.
Arrivati alla tanto cantata Terra Santa, i nostri si accorgono di non essere affatto nei pressi di Gerusalemme. Quello che appare ai loro occhi è un paesaggio fantastico ed apparentemente privo dell’impronta umana, purtroppo (per loro) questa landa di nessuno in realtà è popolata da tribù di selvaggi. Da ora in avanti emergono le diverse caratteristiche del gruppo. Da un lato abbiamo One Eye e il suo piccoletto, dall’altro il leader cristiano, egli se ne esce fuori con questa massima: “…Se questa non è la Terra Santa, lo diventerà. Convertiremo le tribù primitive,, creeremo una nuova civiltà che durerà millenni”.
Curioso aneddoto, nel 1700 i padri fondatori americani volevano realizzare un Impero millenario, una nuova Roma, quelli che diventeranno gli U.S.A.
Non è difficile intuire come il gruppo si sfasci.
One Eye ha una missione, oltre a seguire il proprio cammino fino a raggiungere il Valhalla, quello di proteggere il biondino…

Note del Don.
Appena pronunciation il nome, “One Eye” il mio cervello per colleagare il nome al fatto che avesse un occhio solo ci ha impiegato più o meno 30 secondi. Non sto scherzando. Fortunatamente poi la mia ragazza mi ha aiutato. Ehh le donne. A ogni modo credevo fosse qualche nome vichingo, tipo Wahnahay ma… torniamo seri.

Alcune scene sono sicuramente lente, credo però che una parte di voi (commenti dei giorni scorsi) abbia sbagliato a definirlo un “film noioso”. Senza dubbio le scene facenti parte del capitolo V e VI hanno qualcosa che spazia dal critico al liturgico. Molte parti sono solenni, i discorsi sono ricchi di pause, neanche il doppiaggio l’ho trovato male (se volete sentire un doppiaggio mal riuscito vi consiglio il film Gettin’ Square).

DonMax

1 commento

  1. yorick / 30 Maggio 2013

    Mah, mi faceva tanto putta*ata, ‘sto film, qualcosa che andrebbe recensito solo a patto di adoperare lo stile di tragicomix, però ‘sta rece mi convince a dargli una chance. Anzichenò.

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