Vajont - la diga del disonore

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Vajont - la diga del disonore

Friuli-Venezia Giulia. 9 ottobre 1963: dal monte Toc si staccano 260 milioni di metri di cuba di roccia. I detriti si riversano sul lago artificiale creato dalla diga del Vajont che non regge. Le acque si riversano sulla valle sottostante, sommergendo Longarone. La tragedia è incalcolabile.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Vajont - La diga del disonore
Attori principali: Michel SerraultMichel SerraultDaniel AuteuilDaniel AuteuilLaura MoranteLaura MoranteJorge PerugorríaJorge PerugorríaLeo GullottaLeo GullottaAnita Caprioli, Mauro Corona, Philippe Leroy, Nicola Di Pinto, Massimo Sarchielli, Jean-Christophe Brétigniere, Federica Martinelli, Eleonora Martinelli, Maurizio Trombini, Bruno Bilotta, Paco Reconti, Antonio Fabbri, Maria Cristina Mastrangeli, Pietro Ghislandi, François Montagut, Massimo Vanni, Davide Dal Fiume, Fabio Grossi, Giuseppe Casagrande, Valerio Massimo Manfredi, Roberto Andreucci, Mostra tutti

Regia: maschioRenzo Martinelli
Sceneggiatura/Autore: Renzo Martinelli, Pietro Calderoni
Produzione: Francia, Italia
Genere: Drammatico, Storia

Dove vedere in streaming Vajont - la diga del disonore

09/10/1963 / 22 Dicembre 2015 in Vajont - la diga del disonore

Nel 1959 sono in corso i lavori per la costruzione di un’imponente diga nella valle del Vajont. L’opera è progettata da tre ingegneri, Carlo Semenza (Michel Serrault), Alberico Biadene (Daniel Auteuil) e Mario Pancini (Leo Gullotta), per conto della SADE, acronimo di Società Adriatica Di Elettricità, una compagnia idroelettrica privata che in seguito verrà rilevata dall’ENEL. L’energia elettrica prodotta dalla diga dovrebbe migliorare l’esistenza della gente che vive nella vallata, ma una giornalista dell’”Unità”, Tina Merlin (Laura Morante), dalle colonne del giornale per cui scrive denuncia pubblicamente la pericolosità di quella gigantesca barriera di cemento, destinata a superare abbondantemente i 200 metri d’altezza, sostenendo che causerà soltanto danni a un territorio fragile, soggetto a frane e smottamenti e perciò inadatto ad essere trasformato in un grande lago artificiale.
Anche gli abitanti del luogo sono contrari alla creazione dello sbarramento, ma i responsabili del progetto non vogliono sentir ragione e l’opera viene completata e ufficialmente inaugurata il 17 ottobre del 1961. Poi, il 9 ottobre del 1963, l’immane tragedia che tutti conosciamo (e che poteva essere evitata se solo chi di dovere avesse dato ascolto a coloro i quali avevano segnalato i gravi rischi che comportava la realizzazione di quella mastodontica chiusa): la sera di quello stesso giorno dal Monte Toc si stacca una voluminosa frana che cade nel bacino, creando così un’impressionante onda anomala che oltrepassa l’argine travolgendo tutto quello che incontra sul suo cammino. Lo tsunami di acqua e fango generato dai massi precipitati nel lago provocherà la morte di 1.917 persone.
Il primo lungometraggio di Renzo Martinelli, “Sarahsarà…”, risale al 1994, ma da allora il Nostro non azzecca un film neanche per sbaglio. Eppure, nonostante i pessimi risultati conseguiti dalla sua produzione registica, continua imperterrito a sfornare ciofeche invereconde a ripetizione. “Vajont – La diga del disonore” (2001) non fa eccezione rispetto agli altri film (i cui titoli non vale nemmeno la pena citarli) che Martinelli ha diretto nel corso della sua disastrosa carriera. Qui il suo obiettivo era quello di realizzare una pellicola che mescolasse l’impegno civile con lo spettacolo ma l’esito lascia alquanto a desiderare.
“Vajont”, infatti, è un tentativo malriuscito di coniugare il cinema impegnato con quello spettacolare. E’ un film scadente, per non dire indecente, che ricorre ai colpi bassi per commuovere il pubblico (come quello della sedia a dondolo che sopravvive alla catastrofe) e che sembra girato da un regista incompetente il quale pensa che bastino un po’ di ralenti e di inquadrature oblique per essere considerato un fenomeno della regia cinematografica.
A parte il fatto che, a modesto parere di chi scrive, spettacolarizzare una tragedia realmente avvenuta è un’idea di cattivo gusto (le scene filmate al rallentatore, come quella dell’uomo anziano sopraffatto dall’acqua mentre si trova in casa, sono inaccettabili), Martinelli (che oltre a firmare la sceneggiatura a quattro mani con Pietro Calderoni si concede un cammeo nella parte dell’operatore che riprende i lavori della diga) è un cineasta dozzinale e presuntuoso che crede di essere una via di mezzo tra Orson Welles e Sam Peckinpah; ma dato che tra lui e i due succitati maestri c’è una distanza siderale, è ovvio che il suo scopo sia miseramente fallito. Nella ricostruzione approssimativa degli eventi che determinarono la sciagura (nella pellicola ci sono diverse inesattezze), c’è spazio pure per una storia d’amore, quella tra un geometra, Olmo Montaner (Jorge Perugorria), che lavora alla costruzione della diga, e una ragazza di Longarone, Ancilla Teza (Anita Caprioli), che però lascia il tempo che trova e sulla quale è meglio stendere un velo pietoso.
Nella scena del disastro, poi, c’è un errore clamoroso: invece di essere sporca di fango, l’acqua che investe i paesi della valle è limpida e trasparente come quella che sgorga da una sorgente. E quando sui titoli di coda irrompe la voce di Andrea Bocelli, viene voglia di tapparsi le orecchie. Anche gli attori vengono coinvolti nella mediocrità generale: due interpreti di gran classe come Daniel Auteuil e Michel Serrault recitano al di sotto delle loro capacità, mentre Laura Morante, che dà il peggio di sé, continua ad agitarsi inutilmente e Leo Gullotta, immeritatamente premiato nel 2002 con il Nastro d’argento per il Miglior Attore Non Protagonista, ha sempre la stessa espressione stampata sul volto.
A peggiorare il tutto ci pensano un doppiaggio dilettantesco e un sonoro di scarsa qualità, con gli attori che quando parlano sembra che abbiano ingoiato un imbuto. Le vittime della tragedia (ma, visto come andarono le cose, sarebbe meglio dire della strage) del Vajont meritavano di essere ricordate con un film migliore.

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20 Ottobre 2014 in Vajont - la diga del disonore

Secondo me è stato un bel film. Che non solo a parlato della Diga e della disgrazia, ma anche delle persone che vivevano lì. E secondo me e giusto, avere una sorta di ricordo anche di queste persone, morte ingiustamente.

10 Ottobre 2014 in Vajont - la diga del disonore

Mai titolo più azzeccato: La diga del Disonore…
Una ferita per il nostro paese causata dalla leggerezza, dalla superficialità e dalla brama del denaro. Veramente un documento importante da lasciare come monito per non dimenticare…
Ma… Analiziamo bene tutto il film. Stiamo qui per questo.
Ho iniziato a vederlo (lo davano in televisione) e notavo qualche cosa di strano.
Dopo un po ho capito: audio pessimo e le immagini strane, non nitide. Allora ho subito cercato la data di realizzazione: 2001.
Impossibile!!!
Ok, sarà il mio televisone che fa schifo. Ma vengo subito smentito. Una mia amica (Grazie Lory 😉 ) mi conferma che anche lei ha lo stesso effetto. Ma possibile che nel 2001 si riesce a produrre un film così pessimo?
Per non parlare degli effetti speciali. Direi imbarazzanti.
Nel 1999 è stato girato Star Wars – Episodio I… Non siamo americani ma allora lascia perdere…
Poi se vogliamo aggiungere un cast con Michel Serrault e Leo Gullotta che tentano l’impossibile ma con i restanti attorucoli che lasciano noi spettatori a bocca aperta. Infine Laura Morante, un’attrice che parla a mille all’ora e che quando fa la parte della nevrotica (praticamente sempre) non fa capire una parola dei suoi dialoghi.
Veramente una delusione per un film di tale denuncia.
Un’occasione persa.
Peccato.
Per la storia è da vedere, per come è stato girato assolutamente no!!!
Ad maiora!

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26 Febbraio 2012 in Vajont - la diga del disonore

sinceramente mi aspettavo qualche cosa di più “spettacolare”
una parte della storia ricostruisce tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione della enorme diga. la parte dedicata al paesello con la storia d’amore suona falsa e fasulla. il momento clou del crollo della diga è … deludente. da un certo punto di vista si poteva fare meglio o evitarlo del tutto.
peccato una buona occasione per un film di denuncia riuscita solo in parte

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13 Gennaio 2012 in Vajont - la diga del disonore

L’avevo visto un pò di tempo fa e non mi era dispiaciuto affatto. Un buonissimo film italiano d’indagine su un tragico episodio della nostra storia. Negli ultimi anni è riemersa la voglia di indagare su cosa è veramente successo e sui colpevoli. Nel 2003, se non sbaglio, a 40 anni dalla tragedia c’era stato uno spettacolo di Paolini per ricordare le vittime. Ho il dvd a casa che dovrei vedere prossimamente

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