Recensione su All That Matters is Past

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All that matters is past / 28 Maggio 2013 in All That Matters is Past

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Uskyld (Innocenza) fa parte di quei film in grado di affascinare maggiormente una volta finiti, quando il pensiero viaggia su certe scene e certe inquadrature che “nel mentre” non avevano generato particolare attenzione. “Solita” mattonella nordica (anche se forse c’è più ritmo del solito) che salta su e giù nel tempo per mostrarci la vita e gli intrecci di due fratelli con Janne, una donna incontrata in tenera età. Ed ecco che la regista Sara Johnsen ci mostra la fine della vicenda in apertura perché ormai “All that matters is past”, il film scaverà poi nel profondo grazie ai bellissimi paesaggi e ad una serie di immagini forti che non ho mai trovato fuori luogo. La brutalità che si prende le sue rivincite sull’amore senza il bisogno di mostrare colpi di scena ad effetto, perché non c’è niente di meglio nel raccontare un qualcosa di tragico ed inevitabile senza scadere in stolte bassezze di trama.

Qui e là c’è qualcosa di “Antichrist” di Von Trier ma sono solo timidi accenni, il risultato è completamente diverso. I salti nel tempo sono ben calibrati, non hanno un ordine specifico ma non creano la minima confusione, conosciamo da subito i protagonisti della storia e non serve sapere altro.
Colonna sonora idonea al tutto e menzione particolare per il girato sul “moletto”, posto incantevole che dona un sapore speciale alla pellicola, mentre dietro al terzetto di protagonisti spicca la presenza di Maria Heiskanen nel ruolo della seriosa poliziotta Ragnhild.

Probabilmente non impressionerà i più, poco importa, io ho una nuova gemma proveniente dal Nord da cullare e ricordare. Lasciate pure fluire i ricordi…

(Sarebbe un 7,5 bello pieno per me)

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