Recensione su Upside Down

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Doppio mondo mezza storia / 6 Marzo 2013 in Upside Down

Uscendo dalla sala, questo film lascia due cose. Negli occhi, il piacere dell’esteticamente ricca ed intrigante rappresentazione. Nella testa, il dispiacere per una storia che “potrebbe ma non si applica”. Come per il più svogliato degli studenti Upside Down finisce per irritare più che per attirare.
Eppure, il film, parte un gran bene. Piacevolissimi le prime immagini che ci presentano le “3 leggi” che dominano la doppia gravità dei due mondi, uno sopra (o sotto?) l’altro. Ben scritti, costruiti e rappresentati sono anche i primi minuti. Non è facile rendere ipoteticamente verosimile, coerente e non fastidioso il fatto che guardando in alto (noi, così come i protagonisti) non vediamo mai un cielo stellato o un sole splendente bensì un’altro mondo. Questo universo del sottosopra non era facile da pensare; e, una volta, pensato, di certo non facile da “realizzare”.
Juan Solanes, regista argentino, l’ha fatto. E bene, anche.
Peccato che, forse troppo preso a riscrivere le leggi della gravità per questo doppio mondo da lui pensato, Solanes (in veste anche di sceneggiatore) si sia attenuto fin troppo alle leggi del cinema romantico, le leggi del cinema romantico di serie B.
Lui ama lei, lei ama lui. Però, diamine, purtroppo, maledizione, ahinoi, ahiloro, il loro amore, provenendo loro da due mondi diversi, è un reato, è contro la Legge. Quella degli uomini e quella della gravità. Tutto diventa previsto e prevedibile. Già visto. Troppe volte.
Sorge spontanea la domanda: perchè creare un mondo (anzi, due) tanto complicato, intrigante e graficamente pieno se poi lo si deve riempire con la più banale, scontata e – pure – mal costruita e sviluppata storia d’amore possibile?
Il soggetto del film, la fotografia, il montaggio, gli attori (bravini i due protagonisti, bravissimo come caratterista Timothy Spall) meritavano una sceneggiatura, una storia, di gran lunga migliore.

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