Recensione su Il castigo

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20 Dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Anche se in Italia era uscito pure con un altro titolo che non ricordo ecc. Presentato da un professorone, di quelli più noti del dams di Torino, peccato che fossimo tipo dieci. E che ha detto cose sensate assai, senza nemmeno prolungarsi troppo, a parte il fatto che lui ha passato anni (sic, anni!) a studiare le sceneggiature di Hecht, e si è messo a snocciolare la cronostoria di tutte le varie stesure. Perché dovete capire che Hecht era un supersceneggiatore, questo è un film di Sternberg del ’27 che la Paramount credeva facesse schifo al ca**o a tutti e invece poi era stato un grande successo. E qui ha posto le basi per quello che sarà poi un genere a sé stante, il gangster movie all’americana, manca solo il crimine come attività organizzata invece che solitaria e qua per il resto già c’è tutto. Non per niente, sempre Hecht (avrete capito che Hecht era l’idolo del prof) è lo sceneggiatore di Scarface, no non quello nuovo, che era un remake e di cui tutti dicono “Uh Uh Scarface Scarface”, quello vecchio di Howard Hawks, e un sacco di cose, situazioni, scritte, dettagli, una sputacchiera, le ha rimesse in Scarface pare pare a come eran qui.
Allora, c’è Bull che è un gangsterozzo solitario enorme e spaccone e coglionazzo. Prende con sé un ubriaco, RollsRoyce, e ha una donna, Feathers (perché si veste tutta di piume *_* e sottolineo TUTTA). E niente, parte il triangolo amoroso rotante, per cui lei ama Rolls, Bull va in prigione, lo salviamo o no? RollsRoyce RollsRoyce, perché sei tu RollsRoyce? E cose così, e alla fine Bull si sacrifica per permettere agli altri due di sfuggire all’assedio della polizia e quindi niente WOW
O_O
Ecco.

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