Recensione su Undertow

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La morte corre sul fiume / 2 aprile 2014 in Undertow

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Due fratelli che scappano inseguiti da un uomo malvagio che vorrebbe far loro del male. Non l’abbiamo già visto in un altro film? Ma certo, direte voi, è, in estrema sintesi, la storia di “La morte corre sul fiume” di Charles Laughton; ma, aggiungiamo noi, è anche quella di “Undertow” di David Gordon Green, che, per quanto incredibile possa essere, racconta una vicenda simile a quella del capolavoro di Laughton. Non si può dire che Green manchi di coraggio: qui, addirittura, non solo si è messo in testa di rifare un film che ha segnato la Storia del Cinema, ma ha anche avuto l’ardire di realizzarlo con uno stile che ricorda molto quello dell’inarrivabile Terrence Malick. E guarda caso, quest’ultimo figura nelle vesti di produttore di “Undertow”. Green vorrebbe diventare l’erede dell’autore texano, ma nonostante abbia girato pellicole di buon valore qualitativo, come “George Washington” e “Snow Angels”, deve ancora dimostrare di essere all’altezza del maestro.
“Undertow”, comunque, sebbene sia imperfetto, è un film che intriga e che merita di essere visto. Comincia citando “La rabbia giovane” di sua maestà Malick e prosegue come una specie di rifacimento di “La morte corre sul fiume”. Chris Munn (Jamie Bell) è un adolescente innamorato di una sua coetanea, Lila (Kristen Stewart), ma il padre di lei non vede di buon occhio la loro relazione. Se lo si guarda senza sapere nulla della trama, all’inizio si potrebbe pensare che “Undertow” sia incentrato sull’amore impossibile tra i due giovani. E invece no, niente di più sbagliato. Green abbandona la storia d’amore tra Chris e Lila dopo pochi minuti e fa entrare in scena un personaggio, quello dello zio del ragazzo, Deel (Josh Lucas), che all’improvviso appare dal nulla portando scompiglio nella vita della famiglia del giovane. Deel è appena uscito di prigione e ha un conto in sospeso con suo fratello, John (Dermot Mulroney), padre di Chris.
Il passato burrascoso dell’ex detenuto torna a galla e durante una lite Deel uccide John con il coltello di Chris. Invece di andare alla polizia, come farebbe quasi chiunque, Chris decide di scappare insieme al fratello minore, Tim (Devon Alan). E questo è il difetto principale del film: la motivazione che spinge Chris alla fuga, infatti, non convince del tutto. In un caso del genere, la cosa più logica da fare, come appena detto, è quella di andare alla polizia e raccontare la verità, ma il ragazzo preferisce darsi alla fuga perché sull’arma del delitto ci sono le sue impronte digitali. E quelle dello zio, dove sono? Non sono anch’esse sul coltello con cui Deel ha ucciso John? E poi, cosa ancora più importante, Tim, con la sua testimonianza, avrebbe potuto scagionare Chris dall’accusa di omicidio. Per dimostrare l’innocenza del fratello maggiore, gli sarebbe bastato dire la verità.
Quindi perché fuggire, non si sa nemmeno bene dove, invece di recarsi al commissariato per denunciare lo zio? D’accordo, può anche darsi che Chris, data la sua giovane età, sia stato preso dal panico; ma resta il fatto che la ragione che sta alla base della sua fuga non persuade pienamente, e guardando il film non si può fare a meno di pensare che Green e il suo cosceneggiatore, Joe Conway, abbiano commesso un piccolo errore nella fase di stesura del copione che in parte inficia l’esito complessivo. Sul film, poi, pesa maledettamente la somiglianza con il già citato “La morte corre sul fiume”. E allora perché merita di essere visto, “Undertow”? Semplice: perché, bisogna riconoscerlo, Green ha talento, soprattutto sul piano visivo (e qui una bella mano gliela dà il direttore della fotografia, Tim Orr, che illumina le scene con grande perizia), e poi perché usa il fermo immagine in modo sublime. E, ancora, il finale sospeso (non si capisce se Chris riesca a salvarsi oppure no), oltre ad essere girato con grande competenza, dimostra che Green è un regista dalle potenzialità notevoli, che però dovrebbe evitare di buttarsi via dirigendo film che non aggiungono nulla al suo curriculum come “Strafumati”.

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