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Recensione su Under the tree

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Ma va là / 4 settembre 2017 in Under the tree

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La prima ingenuità è nella prima scena: un uomo si fa beccare dalla moglie a masturbarsi su un sex tape suo e della sua ex. Se lo guarda comodamente in casa su uno schermo da 27 pollici e con gli auricolari alle orecchie, cosí da impedirsi di accorgersi se qualcuno, tipo sua moglie o sua figlia dalla stanza accanto, si avvicina.
Poteva essere solo una ingenuità, o la prima di una serie, invece è la cifra scelta per scandire tutti gli eventi narrati. Non sono ingenuità, ma precise provocazioni, surrogati di idee originali.
Non può essere considerato nemmeno per un dibattito sulle paure latenti della persona, né sui rapporti umani, vuoi di coppia, familiari o di condominio, perché le scelte dei personaggi sono tutte uguali, quindi prevedibili: rispondono tutte alla stessa provocazione iniziale. Più che una dinamica sociale, è un esempio fantascientifico di come sarebbe la vita in un gruppo di cloni della stessa persona: tu, che sei anche tuo padre, sei tua madre, sei tuo fratello suicida, sei tua moglie, sei il vicino di casa dei tuoi genitori e sei la sua nuova amante. Tutti la stessa persona, tutti lo stesso carattere, tutti sulla stessa strada a ogni bivio.
Vorrei tacere (ma non riesco) dell’albero del titolo, pernio innocente della follia dei cloni, come i personaggi hanno cura di rivelarci esplicitamente dalla terza scena e in molte altre, aggiungendo didascalismo alla piattezza psicologica. E se non fosse chiaro l’agitarsi del ditino moralistico dell’albero, aggiungiamoci pure l’intermezzo del coro di voci maschili a ulteriore, strillato, contrasto con la follia dei cloni.
Nemmeno si troverà alcunché sul piano tecnico che possa redimere questa immondizia presuntuosa e sadica. Regia e attori da sitcom di secondo ordine, ché nulla turbi il catechismo della sceneggiatura.
Una operazione di pseudoricerca psicologica e sociologica indegna e offensiva di Orizzonti e di tanto migliore e piú profondo cinema nordico.

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