Recensione su Under the Skin

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Un esercizio di stile / 25 ottobre 2015 in Under the Skin

Un prezioso esercizio di stile, in cui l’economia dei mezzi espressivi è portata all’estremo: nelle scenografie, nei dialoghi, nelle interpretazioni (qualche maligno potrebbe notare che alla Johansson l’economia dei mezzi espressivi viene naturale). Nelle mani di qualsiasi altro regista un soggetto del genere avrebbe generato tonnellate di discorsi e di retorica bolsa; qui rimane solo l’essenziale.
Lo stile è posto al servizio di una vicenda che non è tanto horror (l’unico soprassalto si prova nella scena subacquea), quanto aliena. La protagonista non ha nulla di umano, se non la pelle; i suoi pensieri sono in larga parte inconoscibili – è come se ci trovassimo di fronte alla versione malvagia degli alieni di 2001. Si serve dei sentimenti umani – soprattutto del desiderio sessuale, che è uno dei temi dominanti del film – ma non li prova. Almeno fino a un certo punto.
Ed è qui che il film incontra il suo limite. Basta davvero uno sguardo in uno specchio per riconoscersi umana? Il passaggio è troppo drastico e troppo scarsamente motivato (nel libro di Michel Faber, da cui il film è tratto, le cose vanno diversamente). Quindi anche scarsamente credibile, vista la precedente rappresentazione della protagonista, di cui al massimo si poteva cogliere una vaga perplessità di fronte alla generosità degli esseri umani, che nella vicenda vediamo spesso dimostrata – tranne che nel finale, malinconicamente tragico.
È questa mancanza di credibilità in uno snodo cruciale della trama a costituire un difetto non piccolissmo in quello che altrimenti sarebbe stato un vero capolavoro.

4 commenti

  1. sempreassurda / 26 ottobre 2015

    A me era piaciuto molto e ancora adesso lo ricordo come un film essenziale ma molto intrigante. Tu che hai letto il libro lo consiglieresti dopo la visione?

    • Achero / 26 ottobre 2015

      Il libro condivide con il film l’idea di base, ma la esegue in modo differente. Il punto di vista predominante è quello dell’aliena: i suoi pensieri sono resi espliciti (e non particolarmente alieni, a dire il vero). Parte della differenza dipende naturalmente dal diverso mezzo espressivo – per ottenere lo stesso risultato nel film avrebbero dovuto inserire dei lunghi monologhi, e questo l’avrebbe snaturato. A me il libro era piaciuto – è un poco disturbante, ma originale. Un tentativo lo farei, anche se non posso garantire l’esito.

  2. sempreassurda / 27 ottobre 2015

    L’ho sul comodino da un po’ ma non mi decido mai a cominciarlo

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