Recensione su Under the Skin

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30 agosto 2014

Per interi minuti non ho capito che cosa stessi vedendo, né dove si volesse andare a parare, ma poi… ho avuto come una rivelazione. E tutto ha acquisito senso.

Ispiratosi all’omonimo romanzo di Michel Faber, Jonathan Glazer spoglia la storia originale da tutto il suo contesto fantascientifico, per concentrarsi esclusivamente sulla figura di Isserley, sul l’ “essere”, più che sulle intenzioni.

Ad interpretarla è una Scarlett Johansson da far girare la testa, che oltre agli abiti, è stata privata di tutto il suo contenuto umano. Quasi a farla sembrare una bambola, una marionetta.
Un’aliena travestita da umana, questo è ciò che realmente nasconde dietro quelle labbra carnose, lo sguardo catatonico e quei capelli neri e spettinati da diva del punk anni ’70. Un personaggio enigmatico e conturbante, privo di sentimenti, il cui unico scopo è cercare prede con cui sfamarsi di curiosità e sapere. Un personaggio curato e studiato da una camera statica ma sapiente che saprà con moderazione mostrarne il cambiamento, oltre la vera natura.

La regia visionaria e raggelante di Glazer racconta una storia che non spicca certo in intrattenimento, ma che sorprende e avvolge lo spettatore di un’angoscia sperimentale, amplificata esponenzialmente dalla colonna sonora di Mica Levi, spesso unico accompagnamento sonoro all’immagine. Che però di rado permette alla dilatazione temporale delle sequenze, di accorciare la durata dei minuti, che troppo spesso sembrano ore.

E’ l’impatto visivo è ciò che probabilmente permetterà a questo film di fare la storia. Un film che ha deciso per la politica del “celare” e che va preso, interpretato e assimilato così com’è. Con i pochi input che vengono forniti. Sufficienti a disorientare la manciata di persone attratte dalle suggestioni date dal trailer, già di per se poco pubblicizzato.

Under the skin è un’opera fanta-horror che in apparenza sembra aver poco da comunicare, ma che riflettendoci a mente fredda, va molto oltre la prima impressione. Anche se il finale è un po’ troppo stile “Daft Punk’s electroma”.

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