23 Dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ed eccoci al film irraccontabile, Palma d’oro a Cannes (se ben ricordo) e di cui vi prego innanzitutto notare quando sia figo lo scimmione con gi occhi fosforo-rossi in locandina. Anche perché per il resto spiegarlo è leggermente complesso, e c’è sempre la possibilità che non si sia capito una mazza. Zio Boonmé, il protagonista, sta per morire per problemi renali vari e si ritira nella sua apicultura con pochi parenti, che lo nutrono di dialisi ed affetto. Qui viene dapprima visitato da spiriti vari, la moglie morta e il figlio scomparso (sotto forma di spirito della foresta aka lo splendido fosfo-scimmione) e ripercorre in seguito le (o alcune delle) sue vite precedenti. Principessa, soldato, bovino, mi sa che sto andando a caso. Il film è thai, il regista è impronunciabile e urka-se-si-capisce assai buddhista. Cinema diverso e difficile per il pubblico (non so quanti lo possano andare a vedere) in cui il filo narrativo si mostra ma poi scompare per lasciare spazio a leggende, spiriti e suggestioni, perdendo la dimensione del tempo lineare. Non si può rinunciare a citare quanto sia mitica la scena della principessa che si immerge nelle acque di un lago e viene fecondata (ah ma non è stupro?) da un PESCEGATTO!

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