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Recensione su Una pura formalità

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Eccellenze ben calibrate / 15 gennaio 2016 in Una pura formalità

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo film di Tornatore è un mix di eccellenze ben calibrato: dalle musiche di Morricone alla fotografia terrigna di Blasco Giurato, passando per Polanski e Depardieu, fino alle eccellenti voci di Leo Gullotta e Corrado Pani (qui, attori e non “semplicemente” doppiatori), tutto concorre a creare una pellicola d’autore estremamente riuscita ed originale, soprattutto se raffrontata alla media delle produzioni italiane, sia del periodo che contemporanee. Si tratta, né più né meno, di un film di genere: di noir così, da queste parti, non se ne vedono molti.

Ritorno sulla presenza nel cast di Polanski e Depardieu, bravissimi.
L’uno, sembra la scelta più naturale, ripensando alla sua passione per gli spazi chiusi come metafora della psiche: ricordando L’inquilino del terzo piano, poi, mi piace ritrovare alcune analogie con questo film (che non citerò, per evitare vicendevoli spoiler).
Depardieu è totale fisicità, anche quando è pressoché immobile: a parlare per lui, c’è un corpo che, limitato dalla prigionia, si esprime sanguinando, sudando, offrendosi anche nudo, polito e rotondo agli occhi del pubblico.

Se pensate che la scena di “the Worst Toilet in Scotland” di Trainspotting fosse sufficientemente repulsiva, benché ironica (ed onirica), aspettate di vedere quella in cui Onoff, in un bagno dalla discutibile igiene per l’appunto, tenta di far sparire un pezzo di stoffa insanguinato.

Nota spoilerosissima: altro che leggere Henry James e il suo Giro di vite. Amenábar ha visto questo film di Tornatore, sì sì.

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