Recensione su Una lucertola con la pelle di donna

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Che fine ha fatto il giallo italiano? / 28 Aprile 2017 in Una lucertola con la pelle di donna

Uno dei capolavori di Lucio Fulci, rappresentante quel genere che negli anni ’70 ha sfornato perle preziose del cinema nostrano (Dario Argento, La casa dalle finestre che ridono…), ma che poi boh, è totalmente scomparso.
Sarà forse che gli italiani si siano rassegnati all’egemonia USA con la vecchia scusa “Tanto i film li sanno fare solamente loro”?

Visivamente molto Dario Argento, grande ricchezza cromatica con passaggio di psichedelia anni ’60

3 commenti

  1. TraianosLive / 28 Aprile 2017

    Guarda…personalmente penso che fino agli anni ’70 ce la siamo giocata con gli USA per un semplice motivo…a parità di budget riuscivamo a raccontare storie anche meglio degli americani. Loro proponevano un genere e noi lo facevamo nostro miglirandolo addirittura (penso al western o al thriller). Con l’avvento degli effetti speciali e della fantascienza in generale, noi italiani non siamo più stati in grado di competere. Fammelo tu un millenium falcon nell’77, o gli effetti di Alien e Blade Runner. Siamo rimasti al palo quando gli americani hanno investito milioni di milioni negli effetti speciali. A noi rimase la commedia e il dramma. Oh…è solo un opinione personale 🙂

  2. Noodles / 28 Aprile 2017

    Che non abbiamo saputo investire (o magari non abbiamo avuto effettivamente possibilità) è vero, almeno per quanto riguarda i generi più spettacolari e sfarzosi, tant’è che i nostri talenti andavano laggiù (tu stesso hai citato Alien , i cui effetti speciali sono stati curati da Carlo Rambaldi).
    Però, appunto, anche con fondi e risorse minori, riuscivamo a raccontare delle belle storie a tal punto da reinventare un genere “loro” come il western. Questo significa che appunto come dicevo, non ci facevamo mancare certo l’ambizione di dire “facciamo qualcosa anche noi e valere le nostre idee,”cosa che poi col tempo è andata diminuendo sempre di più, come se ci stessimo rinunciando convinti di non essere capaci. Chiaro, film italiani degni ne sono ancora usciti, ma si investe poco in senso “artistico” e lo stesso pubblico italiano spesso lo snobba o ignora.

    Basti guardare il cinema giapponese, loro non si sono mai dati un freno e non si preoccupano di fare film assurdi e stravaganti; i nipponici, se frulla loro qualcosa in testa, lo fanno valere e basta, infatti sono forse più prolifici adesso che fino a 30-40 anni fa.

  3. Stefania / 14 Settembre 2022

    @traianoslive @dylar: sono d’accordo con entrambi. Dal canto mio, penso che il cinema italiano “commerciale” abbia sviluppato un grosso timore nei confronti della sperimentazione. Mi sento di dire che, all’epoca dei grandi successi di genere, gli autori osavano molto, sia dal punto di vista tecnico che narrativo, tanto da riuscire anche a stabilire dei coraggiosi canoni estetici (es. nei thriller come questo di Fulci, c’è sempre una cura non banale per arredi e scenografie – per quanto possano scadere nel kitsch- e, cosa che amo molto, viene fatta risaltare la bellezza, fra lo statuario e l’esotico, mai “mediterrana”, delle protagoniste femminili).

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