Recensione su Una famiglia perfetta

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2 settembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il Natale a Todi non sembra Natale affatto, ma in questa villa tintinna aria di festa e natalizie melodie. Una famiglia modello si riunisce ma basta l’entrata in scena di quella cagna maledetta di Castellitto per svelare. Che tutto è finzione, che lui, Leone, è una specie di weirdo che ha affittato una compagnia sfigata di attori per mettere in scena uno tra i riconosciuti universalmente momenti (ma come scrivo?) di convivialità familiare, il giorno di Natale, annessi e connessi inclusi. Da una parte il gruppo di attori, con le sue storie intestine e stanche e collaudate, dall’altra lui e la sua solitudine, in cerca di spiegazioni. Basta è finito, lo svolgimento te lo puoi immaginare e non è affatto una pessima idea (difatti è una sorta di remake di un precedente film spagnolo), vita e metavita e teatro e metaqualsiasi cosa. Il palcoscenico, il vero e il falso, la conclusione con un riequilibrio delle vite di tutti un po’ buonista ma non fastidioso troppo. C’è un colpetto di scena finale, modesto ma in fondo garbato. Low profile. Svariate piccole gag azzeccate (il Professionista!), c’è tanto Boris, la Neri e la Gerini, la cagna maledetta vera, una gnocca nuda, dicono buciodeculo e ad un certo punto passa Biascica.
E un tizio dall’aria strampalata che sta sempre dietro e l’appoggia.
Ma no -.- non l’appoggia.
Il metodo stanislavskij? Ma sticaaazzi

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