Un tram che si chiama desiderio

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Un tram che si chiama desiderio

In seguito alla tragica morte del marito, Blanche DuBois si è attaccata alla bottiglia e ha finito col perdere il suo lavoro di insegnante per via della sua condotta giudicata scandalosa. Vedova e alcolizzata, la donna lascia la sua casa di Auriol, nel Mississipi, per stabilirsi in quella della sorella, Stella, che vive a New Orleans, in Louisiana, con il suo compagno, Stanley Kowalski, un uomo dai modi rozzi e brutali. Tratto dall'omonimo dramma di Tennessee Williams, nel 1952 il film vinse quattro premi Oscar: Miglior Attrice Protagonista (Vivien Leigh), Miglior Attrice Non Protagonista (Kim Hunter), Miglior Attore Non Protagonista (Karl Malden) e Miglior Scenografia (Richard Day e George James Hopkins).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: A Streetcar Named Desire
Attori principali: Vivien LeighVivien LeighMarlon BrandoMarlon BrandoKim HunterKim HunterKarl MaldenKarl MaldenmaschioRudy BondNick Dennis, Peg Hillias, Wright King, Richard Garrick, Ann Dere, Edna Thomas, Mickey Kuhn, Mel Archer, Walter Bacon, Dahn Ben Amotz, Marietta Canty, John George, John Gonetos, Chester Jones, Lyle Latell, Joe Brooks, Mike Morelli, William H. O'Brien, Maxie Thrower, Charles Wagenheim, John B. Williams, Buck Woods, Mostra tutti
Regia: Elia KazanElia Kazan
Sceneggiatura/Autore: Tennessee Williams, Oscar Saul
Colonna sonora: Alex North
Fotografia: Harry Stradling Sr.
Produttore: Charles K. Feldman
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 125 minuti

Dove vedere in streaming Un tram che si chiama desiderio

What is straight? A line can be straight, or a street, but the human heart, oh, no, it’s curved like a road through mountains.” / 31 Agosto 2020 in Un tram che si chiama desiderio

“Il voglio la magia non voglio il realismo” dice la protagonista di questo capolavoro.
E’ un frase che sembra cozzare con la dura realtà messa in scena nel lungometraggio tratto dal testo teatrale di Tennesee Wiliams.
Siamo nel ’51, quando esce questo film, uno dei prodotti più antihollywodiana che hollywood ha sfornato. La trama è semplice, e probabilmente l’avete già sentita perchè innumerevoli film dopo hanno ripreso questi fortunati/sfortunati personaggi (Da Blue Jasmine di Allen anche Nyphomeniac di Tirer)
Blanche, con un passato avvolto nel mistero, si trasferisce dalla sorella Stella che vive con il marito Stanley a causa di una crisi di nervi, almeno così dice lei.
Subito è palese la tensione sessuale che si crea tra lei e il cognato, la vicenda si snoderà tramite una spirale di odio, violenza e sesso fino ad arrivare ad un’inevitabile tragica conclusione. L’atmosfera che pervade la pellicola è quella di un’imminente tragedia, la sua protagonista, Blanche, sta sul borso del baratro ci guarda, sta solamente aspettando che qualcuno la butti giù.
La nostra eroina (interpretata da Vivien Leigh affetta veramente di bipolarismo tant’è che pare che in preda ai suoi deliri si facesse chiamare proprio Blanche Dubois), è un personaggio atipico per la Hollywood classica, ma forse per i film in generale fino a quell’anno. E’ un donna non più giovanissima probabilmente verso i quarantanni, segnata da un passato traumatico SPOILER… il marito le si è suicidato, nel film dice a causa di come lo ha trattato mentre nel testo originale ci dice che era omossessuale, e che lei lo beccò insieme ad un altro uomo, arrabbiata lo maltrattò e quello decise di ammazzarsi…FINE SPOILER che le ha segnato irrimediabilmente il presente e le sue relazione future. Nonostante sia una donna spezzata, come le dicono nel film non sia “straight” ovvero dritta, a posto giusta, e lei ironicamente risponderà che non è una linea retta, ma una persona, creda anche nella magia, nell’amore, e si rifugia nelle sue menzogne per scappare dalla realtà. Blanche beve, Blanche è probabilmente ninfomane, ha storie con ragazzi più giovani ma ha negli occhi un’ingenuità sconcertante. Rappresenta un modo che sta scomparendo, un’animo ottocentesco sottolineato anche dalla sua professione, quella d’insegnate d’inglese.
Dall’altra parte contrapposto a lei troviamo il personaggio di Stanley rozzo, carnale, reale e ancorato alla realtà, forse rappresenta la modernità, e la crudezza della vita. La dove Blanche reprime o quanto meno nasconde i suoi desideri carnali e le sue emozioni, le sue urla lui si mostra.
La rabbia, il desiderio anche la disperazione e il pianto sono mostrati. Il suo personaggio crea paura e attrazione non solo per Blanche ma anche per il pubblico. Forse per la prima volta nella storia del cinema è l’uomo ad essere visto per il suo corpo, e per le sue emozioni, tra le quale l’indicibile e non mostrabile pianto umano. Non è un eroe figura cardine del cinema americano, e nemmeno un antieroe che è solamente la visione rovesciata del primo, è una persona reale.
Forse è anche una metafora della realtà che distrugge i sogni e le bugie di Blanche lo fa diverse volte, sin dall’inizio quando lei gli parla di profumi e frivolezze evitandogli di parlare della casa di famiglia perduta. Stanley le afferra il braccio e le urla contro, riportandola alla realtà, e sarà la cosa che farà lungo tutto il film: riaccadrà quando dirà la verità a Mitch, e anche nel drammatico finale. Lo fa usando sempre la forza e urlando, dove lei rimane immobile e spaventata.
Anche dal punto di vista recitativo vediamo due modi contrapposti di recitare:
la Leigh recita in maniera classica, teatrale, un personaggio fatto da gesti esagerati e sguardi enigmatici, pose un modo che ora può sembrare un po’ artefatto ma che è perfetto, anche per ciò che rappresenta.
Stanley dall’altra parte è recitato dell’esordiente Marlon Brando (che lo aveva già intrepretato a teatro per 4 anni). Il suo modo di recitare è moderno, la sua interpretazione ha inventato l’attuale modo di recitare, per la prima volta applica il metodo stanislaski (da cui poi si sarebbe staccato, Bertolucci disse che non ne parlò mai sul set di Ultimo tango a Parigi).
Quello che più colpisce è la sua naturalezza, messo poi a confronto con gli altri attori che recitano in maniera più antica, Brando è attuale moderno. Nel film mangia continuamente, suda, piange si arrabbia. La sua bellezza, e l’innata carica sensuale restituiscono un personaggio che è difficilmente collocabile, con le sue magliette aderenti (che saranno poi messe sul mercato) giganteggia nella scena, e il primo sguardo che Blanche lancia a lui quando lo guarda, sembra venire più dalla Leigh che dal personaggio stesso.
Il terzo personaggio che andrebbe analizzato è quello di Stella, che contrapposta alla sorella, rappresenta quel classico esempio di donna casalinga, rassicurante di cui Stanley ha bisogno.
Nonostante il marito sia abusivo, sia fisicamente che mentalmente, a cui tenta di ribellarsi (quando se ne scappa di casa) ma che cede appena vede il marito piangere, in uno delle scene più sensuali del film, graffia la schiena di Stanley, colma di desiderio, che è proprio ciò che non le fa lasciare il marito nonostante tutto.
Un ultimo personaggi, forse l’unica figura positiva del film, è Mitch, interesse amoroso di Blanche. In lui vede l’ultima possibilità, se si sposasse, almeno così pensa, tutti i suoi problemi sarebbero risolti. Con lui la nostra protagonista mette una maschera, quello che l’attrae in lui è la sua gentilezza, la sofferenza di quest’uomo.
Da qua possibili SPOILER
Anche se conscio (almeno in parte) delle menzogne di Blanche, la corteggia, credendo sia “Straight” retta, e quando Stanley (mosso dalla sua gelosia) lo riporterà alla realtà sembra non accettarla oltre che per le menzogne, per ciò che gli altri pensano di lei. Sembra amarla anche dopo, ma non può sposare una donna come lei, glielo dice, vorrebbe magari averla carnalmente ma non può essere sua moglie, quest’ultima delusione la farà sprofondare sempre più dentro ai suoi deliri.
Come dicevo il desiderio è la molla del film, è anche ciò che porta alla rovina dei suoi protagonisti, anche di chi non è presente nel racconto filmico, ma più che condannare le pulsioni carnali è condannata la società, è questa che porta alla rovina i nostri sciagurati protagonisti.
Il marito morto di Blanche si è suicidato dopo essere stato scoperto con un altro uomo, Blanche lo insulta e questo si suicida. Lei traumatizzata dall’evento, cercherà conforto in altri uomini, cercando di saziare il suo vuoto incolmabile, lasciata sola dalla famiglia e dall’amore. Fino a che incomincerà una storia con un alunno, cercando quella sensibilità e innocente presenti nel marito mai dimenticato. Il suo desiderio la porta alla rovina, ma perchè la società la giudica e la schiaccia, lo stesso Mitch pur amandola e volendola non può accettarla in quanto non “dritta”.
La stessa Stella è mossa dal desiderio che prova per Stanley, davanti al quale è impotente, lei lo bacia lo desidera, nonostante vivere con lui sia tutto l’opposto di quello che le hanno insegnato a volere.
Stanley ha sposato una donna rassicurante, che vive per lui,diverse volte vediamo lei baciarlo, toccarlo cercare affetto, mentre lui rimane fermo, levata la scena della scala, dove è comunque lei forte a scendere incontro padrona del suo desiderio, nonostante il rapporto disfunzionale, è lui l’oggetto del desiderio e sessuale.
Non lo è solo di Stella ma anche di Blanche che ne è attratta in maniera animale, nonostante sia diverso dagli uomini da lei scelti. Un rapporto di odio e attrazione reso magistralmente da Brando che sa spaventare che attrarre. Lei lo provoca, come quando mette la musica alta mentre lui ubriaco sta giocando a carte, sapendo che lui si sarebbe arrabbiato. Come se irrazionalmente lo desiderasse mentre razionalmente dovesse reprimere quei sentimenti. Allo stesso modo dice alla sorella di liberarsene, per il suo comportamento abusivo, mentre Stanley, più bello che mai ,sta ascoltando ridendo pronto alla sua futura vendetta.
Anche lui desidera Blanche, sin dal primo minuto, gli sguardi le occhiate la studia e la vuole forse perchè proprio così lontano da sua moglie.
Tenta di cacciare Blanche, le compra anche un biglietto per tornare a casa, dopo averle rovinato l’unica (per lei) possibilità di salvezza ovvero il matrimonio con Mitch.
Lui non si è mai fidato della cognata e indagando scopre il suo vero passato, lo riferisce all’amico che inizialmente non gli crede, poi sottoposto all’evidenza dei fatti decide di lasciarla.
Stanley vuole in tutti modi schiacciarla, forse sperando anche di sopprimere il suo desiderio per lei, tutto ciò che lo respinge in lei è anche ciò che lo attrae di più.
Quando sua moglie va a partorire rimane solo con la cognata, che ormai in preda al delirio racconta di un amante ricchissimo che sarebbe venuto a prenderla, lui sembra appoggiarla, anzi esserne complice per la prima volta. In realtà è ancora un gioco del suo estremo sadismo, quando Blanche si contraddice lui lo evidenzia e le urla di nuovo contro la verità, la butta fisicamente sul letto come per svegliarla. E se ne va.
A quel punto Blanche vorrebbe scappare, sa che fine farà se non lo fa e pur non avendo impedimenti va incontro al suo fatale destino, in un ultima scena fatta di sguardi e fughe, dove tutta la rabbia e desiderio di lui riversano contro di lei
La tensione sessuale che è presente in tutto il film non è mai esplicitata, forse è anche questo ciò che lo rende così erotico. Gioca su sguardi, dialoghi quasi accennati (ora sono state ritrovate delle scene con dialoghi più espliciti), le canotte di Brando, il sudore, gli sguardi di sottecchi creano un’atmosfera fortemente erotica e drammatica.
Ma non è solo questo è una forte critica alla società americana repressiva, ai rapporti abusivi di coppia (anche se allo stesso tempo lancia nell’immaginario collettivo Marlon Brando come icona sexy) e anche ad un mondo sempre più gretto e forte.
Le uniche pecche di questo film riguardano la censura: la parte del marito gay di Blanche è stata tagliata, e meno esplicitata la sua nifomania, e la scena dello stupro finale è quasi nemmeno suggerita rendendola meno forte. Purtroppo il finale fu cambiato, non è positivo ma diciamo aperto alla positività, Stella quasi si ribella al marito, mandandolo via, mentre nel dramma originale lo abbraccia mentre portano via la sorella in manicomio. Queste cose non lo rendono un film perfetto, anche se a mio avviso uno dei più bei film che abbia mai visto.

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Tigri in amore / 22 Febbraio 2016 in Un tram che si chiama desiderio

Complice anche una minuscola ma non casuale battuta di Brando (I soliti gatti… Meooow!), per tutta la durata del film, mi è parso di assistere ad un’ininterrotta baruffa violenta tra randagi: stessa ferina tensione tra i corpi, identici scoppi d’isteria, un’assurda promiscuità in cui gli unici confini sono rappresentati dai propri corpi, simile fascinosa illogicità nelle interazioni fisiche tra i personaggi, le cui membra sembrano costantemente percorse da elettricità, al punto che ogni minimo contatto tra esse genera reazioni esasperate. Non ci sono abbracci, ma spasmodici avvinghiamenti, con unghie infilate nella carne, abiti puntualmente strappati. I personaggi non conoscono requie, mentale e fisica: essi preferiscono il perenne tormento delle membra ad una pausa, della psiche e delle carni, come se la loro pelle bruciasse costantemente, come se i loro neuroni fossero connessi ad una dinamo.

Il film di Kazan è un melodramma cinematografico in cui si incrociano sesso e morte come non credo di averne mai visti, neppure pellicole torbide e torride come Il postino suona sempre due volte mi hanno mai suggerito la stessa potenza emotiva: la tensione erotica che muove la pellicola di Kazan, derivata dal soggetto teatrale di Tennessee Williams, è fondante e palpabile fin dal primo incontro tra Blanche e Kowalski, in cui un impercettibile sfioramento tra una mano di lei ed un braccio di lui sospende il tempo in maniera indefinita.
La nevrosi dei volti e dei corpi esaspera e conquista lo spettatore e, in questo, il lavoro mimico della Leigh è impareggiabile: l’affettazione di Blanche messa in scena dall’attrice inglese, il cui volto viene scandagliato con perizia maniacale ed implacabile da Kazan, è quanto di più doloroso e straniante ci si possa aspettare da un personaggio così estremo.
Brando è un simulacro di muscoli e, come direbbe Blanche, di primitività, epicentro e fulcro della citata tensione sessuale, in grado di generare contemporaneamente attrazione e repulsione, con il suo gretto materialismo ed i guizzi maledetti degli occhi. Mentre la aggredisce, Kowalski si rivolge a Blanche chiamandola “tigre”, ma è lui la fiera indomata che balza al collo della vittima, dopo essere stata a lungo in agguato.

Classicone.

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bravissimi ma odiosi / 30 Aprile 2015 in Un tram che si chiama desiderio

bravissimi gli attori che rendono benissimo questi personaggi odiosi. Una schizzofenica depressa e un bel prepotente. Bella regia, ma odiavo i personaggi dopo i primi 5 minuti.

22 Marzo 2015 in Un tram che si chiama desiderio

Dico solo: telecamera impietosa con la Leigh, e docilmente adorante di Brando. Bravissimi braverrimi entrambi, un classico dei ‘polpettoni’ che -ahimè- nessun regista sa più fare.

Vivien Leigh sopra tutti / 3 Febbraio 2011 in Un tram che si chiama desiderio

A mio modestissimo parere la sua migliore interpretazione. Brando finisce in secondo piano