Recensione su Il profeta

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Crimini e visioni / 8 Febbraio 2016 in Il profeta

Eccezionale. Una storia dura di carcere, corruzione e ineluttabilità dell’azione criminosa raccontata con splendida rarefazione da Audiard, sublimata dall’interpretazione di Tahar Rahim. Il giovane arabo Malik viene cooptato dalla mafia corsa capeggiata da César Luciani (un magnifico Niels Arestrup, colto in un florilegio di primi piani pensosi, dove campeggiano i solchi rugosi e il bianco ingiallito della sua chioma arruffata); dal primo omicidio commissionato nascerà la storia di formazione malavitosa del giovane, attraverso varie relazioni con i gruppi etnici presenti dentro e fuori dalla prigione. Oltre al ritmo serrato, Audiard ci regala la dimensione onirica delle visioni del protagonista, con un equilibrio e una armonia tali da non tradire in minima parte il crudo realismo della pellicola. Alcune sequenze restano scolpite dentro, come la prima uscita in permesso dalla detenzione, una mattina ancora buia al primo canto degli uccelli, una boccata d’aria fresca che riesce perfino a riempire i polmoni dello spettatore.

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